Come Michael Crichton ha cambiato cinema e serie tv

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Il quattro di novembre del 2018 cadrà la ricorrenza del decimo anniversario della scomparsa, avvenuta a sessantasei anni dopo una lunga e vana battaglia contro il cancro, di Michael Crichton, grandissimo scrittore celebre per i suoi inimitabili techno-thriller, ma anche sceneggiatore, produttore e regista.




Per dare un’idea del peso di Crichton nella cultura popolare, nel 1995 ad un certo punto erano suoi il libro più venduto (Il mondo perduto), il film primo nella classifica degli incassi (Congo) e lo show televisivo più visto (ER). E nel 1996 stessa cosa, stavolta con Punto critico, Twister e il solito ER. Nessuno ha mai più ottenuto un risultato simile, né Stephen King, né John Grisham, né J. K. Rowling. In quegli anni Crichton fatturava 100 milioni di dollari annui e la sua ubiquità culturale era tale che il magazine supersnob “New Yorker” pubblicò una vignetta in cui un personaggio chiedeva ad un commesso di libreria: “Mi consiglia qualcosa che NON sia di Michael Crichton?”.

Libri a parte (qui ci sono tutti), sul piccolo schermo non gli si potrà essere mai abbastanza grati per aver dato vita all’unico medical drama – del resto Crichton era laureato in Medicina – degno di questo nome, tanto da essere stato il solo ad aver mantenuto una certa dignità e coerenza narrativa anche dopo un numero impressionante di stagioni, ossia E.R. – Medici in prima linea, che ha lanciato nell’olimpo delle star di Hollywood George Clooney, e aver “benedetto dall’alto” l’imperdibile serie HBO Westworld, versione postmoderna con Anthony Hopkins, Ed Harris ed Evan Rachel Wood del mitico film del 1973 Il mondo dei robot, con un indimenticabile Yul Brynner nei panni del robot cowboy che si ribella contro i suoi creatori.

Per quanto riguarda il grande schermo poi sono molti i tributi che devono essergli riconosciuti. Innanzitutto per la inesauribile fonte di ispirazione per registi e produttori rappresentata dai suoi libri: è del 1971 Andromeda di Robert Wise, con Arthur Hill e David Wayne, tratto dal romanzo omonimo, mentre tre anni dopo esce in sala L’uomo terminale di Mike Hodges, con George Segal e Joan Hackett, bizzarra versione “a titolo invertito” del romanzo Il terminale uomo. Da Mangiatori di morte, romanzo del 1977, viene tratto ventidue anni dopo Il tredicesimo guerriero da John McTiernan con Antonio Banderas e Omar Sharif, mentre è del 1980 il romanzo Congo, dopo tre lustri in sala con Dylan Walsh e Laura Linney. Il magnifico Sfera, del 1987, è il sostrato da cui prende le mosse l’omonima (e assai meno magnifica) pellicola di Barry Levinson con Dustin Hoffman, Sharon Stone, Samuel L. Jackson, Liev Schreiber e Queen Latifah, e se dal torrido Rivelazioni è scaturito il film con Michael Douglas e Demi Moore e da Sol Levante quello con Connery (qui con clamoroso parrucchino), Wesley Snipes e Harvey Keitel ‒ trascurando il terribile Timeline con un giovanissimo Gerard Butler, tratto dall’omonimo libro ‒ sono certo però due i titoli che più di ogni altro hanno fatto e fanno ancora la storia: Jurassic Park e il suo sequel Il mondo perduto. Che sul grande schermo si fregiano della regia di sua maestà Steven Spielberg. Simply marvellous.

Ma ci sono anche i film che Michael Crichton ha girato da regista, ragazzi. La particolarità è che solo in un caso sono tratti da suoi libri: grande classe anche in questo. Si parte con il già citato Il mondo dei robot (1973), per passare a Coma profondo (1978) con Michael Douglas e Geneviève Bujold, al clamoroso La grande rapina al treno del 1979 (questo tratto dal romanzo omonimo), con protagonisti Sean Connery, Donald Sutherland e Lesley-Anne Down. Seguono il semisconosciuto ma interessante thriller Troppo belle per vivere (1981) con James Coburn, il leggendario B-movie Runaway (1984) con Tom Selleck e Gene Simmons dei KISS e infine il noir Il corpo del reato (1989) con Burt Reynolds e l’icona anni ’80 Theresa Russell.

Insomma, per chiudere: “Gli uomini di genio sono generalmente figli del loro secolo; ne sono come la sintesi; ne rappresentano i lumi, le opinioni e lo spirito, ma pure talvolta nascono troppo presto o troppo tardi. Se nascono troppo presto, prima del loro secolo naturale, restano ignorati; la loro gloria ha inizio soltanto dopo di loro, quando è sbocciato il secolo cui avrebbero dovuto appartenere; se nascono troppo tardi, dopo il loro secolo naturale, non contano nulla e non raggiungono affatto una fama duratura. Li si guarda un attimo per curiosità, come si guarderebbero dei vecchi passeggiare sulle pubbliche piazze vestiti degli abiti del loro tempo”. Così disse Chateaubriand riguardo al genio. E Crichton lo è stato, un genio. E ha avuto la fortuna di nascere nel tempo giusto. La sfortuna, per lui e per tutti noi, è che se ne sia andato troppo presto.



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