Dodici anni fa, di questi tempi, ero indeciso se acquistare il dominio www.librosfera.com (a proposito, non l’ha ancora fatto nessuno, è libero se volete) o quello www.mangialibri.com e, tutto sommato senza esitare poi molto, alla fine ho optato per il secondo. Sì, lo so ‒ e lo sapevo ‒ c’è un libro che si intitola così, il bel romanzo di Klaus Huizing, ma era un nome troppo perfetto per l’idea di rivista che avevo in mente. Volevo regalare una patria a tutti i lettori senza pregiudizi e senza snobismi, ai lettori golosi, generosi, mai schizzinosi o diffidenti. A quelli che, appunto, i libri “se li mangiano”. Volevo fondare un magazine ‒ la definizione di blog ha resistito ben poco ed è scorretta, malgrado molti non si rassegnino ad abbandonarla ‒ strutturalmente popolare, che non si vergognasse di essere mainstream e (anche) commerciale. Una rivista “patinata” (parlo di approccio, non di carta) che si occupasse di libri come tante riviste già si occupano di cinema, o di sport, o di moda, o persino di politica e società.

Dodici anni fa, malgrado le speranze e i progetti, non immaginavo certo che Mangialibri sarebbe diventato la corazzata che è, non osavo sperare che sarebbe diventato tanto popolare e seguito in così pochi anni. Giorno dopo giorno, a partire da quel dicembre 2005, hanno letto Mangialibri milioni di persone, mi verrebbe di ringraziarle una ad una. Quando poi si è trattato di realizzare una nuova versione del sito, tecnologicamente più avanzata, i nostri lettori si sono stretti attorno a noi e hanno trasformato un crowdfunding che ci spaventava molto – davvero un salto nel buio – in un successo clamoroso. E tanti editori, tanti scrittori, tanti addetti stampa hanno creduto in noi e continuano a collaborare con noi, sempre più strettamente. Ce la meritiamo, tanta attenzione? Ce lo meritiamo, tanto affetto? Voglio credere di sì: siamo sempre stati coerenti, corretti, equilibrati, veri. Siamo tanti, lavoriamo duro, rivendichiamo con forza il nostro ruolo nel panorama editoriale e soprattutto cerchiamo di meritarcelo.

C’è una cosa però che dodici anni fa non immaginavo. Non avevo previsto il mancato sviluppo anche sul web di uno spazio professionale per il giornalismo letterario – che, attenzione, è cosa ben diversa dalla critica letteraria. Non avevo previsto che internet in Italia sarebbe rimasto ancora così legato ad approcci naif, al “gratis a tutti i costi”, a logiche che lo condannano a una certa marginalità commerciale, almeno nel campo dell’editoria. Non avevo previsto che il mercato pubblicitario sul web in campo editoriale sarebbe stato così asfittico rispetto ad altre realtà. Questo ha ritardato molto un processo che nel 2005 ritenevo vicino, e cioè l’ingresso a pieno diritto delle riviste online nella filiera editoriale.

Non ci siamo ancora, no. Ma noi di Mangialibri sì che ci siamo. E quando – non “se” - le cose cambieranno, sarà anche per merito nostro.