2001: Odissea nello spazio

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Quattro milioni di anni fa, in Africa. La siccità dura da dieci milioni di anni e non finirà prima di un altro milione. È un ambiente duro, inospitale e spietato in cui a dominare sono i carnivori più agili e scattanti. Non è il caso delle piccole scimmie antropomorfe, erbivore e pacifiche, che infatti stanno procedendo rapidamente verso l’estinzione. Guarda-la-luna è un esemplare possente per gli standard della tribù – supera il metro e mezzo di altezza – ma non può fare nulla per salvare la sua piccola tribù dal suo triste fato, è sempre vissuto nella fame e la accetta passivamente, anche quando suo padre muore di consunzione. Le scimmie non sono violente, si limitano a saltare e urlare per delimitare il loro territorio ma finora non è mai venuto loro in mente di nutrirsi dei tanti animali che si aggirano attorno alla tribù mentre è in cerca di bacche e piantine striminzite da mangiare, sotto il sole battente. Finché una notte, dopo essere sfuggito per miracolo all’agguato di un leone, Guarda-la-luna non viene destato da un misterioso rumore: fuori dalla grotta levita a mezz’aria un parallelepipedo di roccia nera, un monolite che vibra ed emette suoni. La scimmia non è spaventata, anzi sente una strana attrazione per quell’oggetto, si avvicina e lo tocca. A poco a poco tutta la tribù delle scimmie si affolla attorno al monolite, per ore e ore una energia arcana passa dall’oggetto in quei cervelli primitivi. I giorni passano e Guarda-la-luna iniziano ad avvertire impulsi mai provati finora: istintivamente utilizzano sassi e bastoni e assaltano animali per nutrirsi delle loro carni; tendono una trappola al loro nemico giurato, il leone, e lo uccidono; sfidano una tribù rivale e la massacrano a bastonate. Le scimmie sono cambiate per sempre. Hanno iniziato il loro cammino verso l’umanità…

1976. Jack Kirby, dopo essersene andato sbattendo la porta e aver passato quasi un quinquennio alla rivale DC, torna alla Marvel. Si mette subito al lavoro sulla serie di Capitan America, ma non vuole abbandonare il filone “cosmico” che sta esplorando da qualche tempo (New Gods e serie correlate, OMAC, Kamandi) e quindi si getta a capofitto in un progetto legato al film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, uscito nel 1968 e diventato in breve un classico della SF cinematografica. L’idea di Kirby è partire da un adattamento a fumetti del film per poi trarne una serie (serie che in effetti si farà, e totalizzerà in totale 10 uscite, dal dicembre 1976 al settembre 1977, ma questa è un’altra storia). Nasce una “treasury edition”, cioè un albo di 70 pagine, formato tabloid (circa il triplo di un normale albo Marvel), che racconta tutto il film scena per scena. In Italia il volume arriva nel luglio 1977, quando l’Editoriale Corno lo pubblica come supplemento al numero 111 di Capitan America. L’intento di Kirby di fornire una “base coerente” a ulteriori sviluppi narrativi da utilizzare nella sua serie è del tutto trasparente: la versione a fumetti di 2001: Odissea nello spazio infatti è razionale dove il film di Kubrick è visionario, spiega dove il film spiazza, inserisce anche le sequenze più enigmatiche in un plot “quadrato” e logico che sfronda la storia di ogni simbolismo e la allinea alla Space opera classica. Il grande fumettista utilizza anche dialoghi tratti dal romanzo di Arthur C. Clarke uscito assieme al film (sebbene non ne sia affatto la mera novelization) o addirittura da una versione non definitiva della sceneggiatura, il che rende ancora più profondo il solco tra il suo lavoro e quello di Kubrick. Le tavole di Kirby (qui inchiostrato dal mitico Frank Giacoia) – che in molti casi sono sovrapponibili a sequenze del film ‒ sono esplosive, travolgenti, coloratissime e il ricorso alla tecnica del collage dona al volume un sapore anni ’70 davvero inimitabile.



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