Alice attraverso lo specchio

Alice attraverso lo specchio
Chiusa nella sua stanza, la piccola Alice attraversa un giorno uno specchio e comincia un viaggio meraviglioso in un fantasmagorico mondo al rovescio nel quale incontra strambi personaggi che le fanno compagnia. Nel mondo al rovescio solo i controsensi hanno senso e una sola è la regola: credere all’impossibile. Tra le case di una surreale partita a scacchi Alice comincia una folle corsa per conquistare la casella finale che la farà regina del suo mondo incantato e impara poesie facendo un sogno che, alla fine, non saprà nemmeno se sia suo davvero. Ma prima dovrà aiutare i gemelli Tweedledum e Tweedledee ad indossare pentole come elmi, dovrà imparare da Humpty Dumpty, appollaiato su di un muretto, che è tanto più bello ricevere trecentosessantaquattro regali di non compleanno piuttosto che uno solo di compleanno, e incontrare il simpatico e dinoccolato cavaliere (giuro: si ride solo a guardarlo!) che porta in sella al suo brocco una trappola per topi “per ogni evenienza” e conosce l’arte dell’equitazione che insegna a mantenere l’equilibrio a testa in giù cadendo continuamente da cavallo. Sarà lui ad accompagnarla finalmente alla meta, non prima di averle cantato a squarciagola una strampalata canzone che, nel suo essere sconclusionata, assomiglia  alle poesie e alle storielle ricche di nonsense  e giochi di parole che ogni personaggio incontrato le ha insegnato…
Ci sono storie destinate a non tramontare mai ma, al contrario, ad affascinare piccoli e grandi di ogni generazione. Sono storie fantastiche che hanno cullato i sogni dei bimbi prima del sonno e favorito la passione per i libri nei primi approcci consapevoli alla lettura. Sono storie di maghi e principesse, di animali fatati e principi azzurri, di eroi buoni e malvagi sconfitti. Sono le storie che anche da adulti non abbiamo mai dimenticato e continuano ad abitare un posticino, proprio in fondo al nostro cuore: è il mondo meraviglioso delle favole di cui ciascuno di noi conserva un personalissimo e dolcissimo ricordo. A questo mondo irrinunciabile appartiene la creatura più famosa di Lewis Carroll, al secolo Charles Lutwidge Dodgson, matematico, pioniere della fotografia, poeta, saggista, illustratore, insegnante e soprattutto abile narratore di età vittoriana: Alice. La storia della bambina e del suo fantastico mondo viene narrata in due libri, Alice nel Paese delle Meraviglie pubblicato nel 1865 e Alice attraverso lo specchio del 1871. Da allora la storia affascinante ed iperbolica ha conosciuto svariati modi di essere raccontata, comprese le versioni cinematografiche, tra le quali recente è quella coloratissima e psichedelica di Tim Burton che ha riscosso un grande successo di botteghino. Non meno apprezzabili le graphic novel che si prestano a raccogliere l’ispirazione dello stesso autore inglese  che per primo, personalmente, tradusse in immagini gli eccentrici personaggi che popolavano la sua fantasia, guidando il lavoro del primo illustratore della storia John Tenniel. Una storia come questa, capace di suscitare grandi suggestioni, in mano ad un grande disegnatore è destinata ad esprimere potenzialità visuali immense. È quello che è accaduto a Kyle Baker, a suo dire “il più grande cartoonist di tutti i tempi”: non sarà forse modesto ma, a conti fatti, ne ha ben donde. Il nostro è stato infatti vincitore di svariati e prestigiosi premi nel campo, uno fra tutti l’Eisner Award, ed ha lavorato tanto per la Disney che per Marvel, per la Warner Broothers e la Dreamworks. La sua Alice attraverso lo specchio reca traccia di tutte queste esperienze nello stile personale e fresco, nonostante si tratti di una storia notissima, nelle linee semplici e pulite da fumetto classico, nel tratto non sempre definito ma essenziale e di grande impatto che ricorda i comics americani, nei colori a servizio di un racconto visionario e immaginifico ma mai eccessivi e violenti, capaci così di esprimere tutta la tenerezza di una storia tenera. Quella di Alice è una storia visionaria da leggere ma soprattutto da vedere ed infatti mancano nella graphic novel di Baker le vignette classiche, ridimensionate in un testo riportato al di fuori delle illustrazioni. In sostanza l’edizione patinata è pregevole e si avvale di una traduzione fedele all’originale che richiede doppi salti mortali per stare dietro ai mirabolanti giochi linguistici; ma ciò che sicuramente l’arricchisce è il breve saggio storico di Paolo Interdonato a mò di postfazione che offre una breve biografia dell’autore, una rapida storia della nascita del libro e delle sue illustrazioni, un accenno di inquadramento storico, utilissimi al lettore. Al quale viene cautamente anche lasciato intendere ciò che da tempo si dà per sotteso alla fantasia fanciullesca di Carroll, ovvero un “interesse” non completamente innocente per le amate bambine, modelle predilette delle sue fotografie. Ma, alla fine, tutto questo ci importa relativamente e di questa bella graphic novel resta il sorriso che ci ha strappato il cavaliere stralunato, la poesia dei fiori parlanti e il bellissimo scambio di battute tra Alice e l’unicorno: “Anch’io ho sempre pensato che gli unicorni fossero mostri fantastici. Non ne avevo mai visto uno prima d’ora!” – “Se credi in me io crederò in te”. Perché quello che impara Alice nel suo mondo al di là dello specchio delle apparenze vale anche per noi tutti: solo perdendosi ci si può trovare.

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