Anita Garibaldi – La nascita di una eroina

Anita Garibaldi – La nascita di una eroina

Il popolo di Genova accoglie con entusiasmo al porto nel marzo del 1848 la famiglia di Garibaldi, che giunge a bordo di una imbarcazione. È il signor Antonini che fa gli onori di casa: la donna tocca terra e ringrazia anche a nome del marito che è rimasto in Uruguay. Nota con piacere l’atmosfera festosa, dato che sono quattordici anni che Giuseppe è dovuto scappare da lì ed è stato condannato a morte dal re. Ma è un’ingiustizia, lo sa bene Antonini, lo sa bene il popolo ligure, per cui ogni nave che proviene dal Sudamerica accende la speranza, lo sanno tutti: tutti sanno che Garibaldi è un eroe. E che lo è anche lei. La moglie. Anita. Il suo nome salta di bocca in bocca. Le viene donata una bandiera tricolore, un giornalista prende appunti per un articolo che uscirà il giorno dopo sulla Lega italiana, il periodico fondato da Antonio Buffa da pochi mesi, migliaia di persone la acclamano: ma come mai viene salutata come un’eroina una madre brasiliana ventisettenne? Per capire questo bisogna andare un po’ indietro nel tempo, risalire sino a una notte di agosto del 1821, nel sud della provincia di Santa Catarina, nel Brasile che non si sente più al sicuro da quando il re Don João è tornato in Portogallo, dove un padre attende che nasca il suo terzogenito. Dopo due femmine spera infatti in un maschio. Non sarà così. Nello stesso anno, il 12 novembre, a Nizza, c’è però un altro padre insoddisfatto…

È nata in Brasile nel 1821 ed è morta, sempre d’agosto, vicino a Ravenna. Giovane, giovanissima, ventotto anni ancora da compiere. In pieno Risorgimento. Tra le braccia dell’uomo con cui aveva conosciuto l’amore. E a cui ha dato quattro figli. No, non suo marito. Un altro. Giuseppe. Garibaldi. Che le ha dato il nomignolo con cui è conosciuta in tutto il mondo. Anita. L’eroina dei due mondi. Al secolo Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva. Cresciuta a pane (poco) e ideali (molti e fondamentali), ha combattuto, lottato, sofferto, scelto, rischiato, pagato, patito, sognato, desiderato e vissuto. Una donna semplicemente straordinaria, e quest’abusato aggettivo per una volta suona finanche riduttivo. La tranche de sa vie che racconta Custòdio, disegnatore magnifico nonché conterraneo dell’eroina, attraverso fumetti bellissimi, un’attenzione mirabile alla storia, un bianco e nero evocativo come di rado si vede e un ritmo trascinante, sempre rinfocolato da dialoghi brillanti, come un bel film, parte, senza mai cadere nella stucchevole agiografia, e con una coerenza narrativa che tanta letteratura, anche tra le opere più celebrate, si sogna, dalle sue origini, dall'infanzia, fino ad arrivare alle prime imprese con Garibaldi durante la Guerra dos Farrapos nello stato brasiliano di Rio Grande Do Sul. Senza mai un attimo di noia, un passaggio a vuoto, una battuta d’arresto. Istruisce, diverte, affascina e appassiona.



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