Artemisia

Artemisia

Prudenzia è in viaggio con la balia e sua madre. Sulla neve la carrozza sfreccia, e non è una novità. La loro vita è sempre in movimento, uno spostamento continuo dettato dal lavoro della mamma e dal suo spirito inquieto, curioso e vorace. Quel vulcano di donna è Artemisia Gentileschi. La bambina ‒ Prudenzia, col nome che era stato della sfortunata nonna, bella, delicata e prestissimo deceduta ‒ non sembra condividere né comprendere a pieno il continuo moto di ricerca della pittrice. La giovanissima viene dalla formazione in convento e sogna una vita stabile con una famiglia tutta sua, lo confida senza remore alla balia che segue la famiglia da prima che lei nascesse e alla madre, che approva e spera, riconoscendo nel suo percorso una unicità faticosa, e non auspica quindi nulla di simile alla ragazza che ama e che proteggerebbe a ogni costo. Alla locanda dove decidono di alloggiare per riposare un po’ le raggiunge Marco, il fratello di Artemisia. Non corre buon sangue tra i due, o almeno sono la freddezza e la diffidenza a trasparire più dell’affetto. Il padre dei due è malato, forse in fin di vita, a Londra dove continua a lavorare e a parlare della figlia e dei suoi successi, tra l’invidia e il rispetto. Prudenzia, occhi ingenui di una vicenda vissuta sull’onda di un passato complicato, non si spiega tanto distacco, sua madre le sembra troppo dura, troppo antipatica verso il mondo, tanto che tocca alla vecchia signora che a qualche episodio del passato di Artemisia ha assistito con gli occhi di una madre mancata, raccontate alla sua piccola assistita cosa tiene negli occhi e nel cuore la donna che sembra eccessivamente sprezzante. Una ragazzina dall’innato talento artistica, figlia di un pittore, niente più che un pittore, per il quale l’arte, il lavoro erano l’unico motivo di vita, prima dei figli, prima di tutto. La difficile esistenza di una donna che ha avuto la sfortuna di possedere e soprattutto di decidere di coltivare un talento più grande di quello di molti uomini…

La vicenda di Artemisia Gentileschi, pittrice di grande spessore la cui figura è venuta alla luce e acquistato notorietà e credibilità solo negli ultimi anni ma con grande spinta e potenza, è ormai arcinota. Figlia di un pittore rinomato della tradizione manierista romana, Orazio Gentileschi, e cresciuta alla sua scuola, trova presto la sua strada sebbene costretta da dettami e limiti dettati dal suo sesso. Le donne infatti nel Seicento non potevano dipingere che donne e temi naturali: non nudi, non uomini, nulla di cruento o vagamente scabroso. Ma non è questo a frenarla, l’amore per il colore, per la tela non è facilmente arginabile, neanche quando il suo maestro di architetture, Agostino Tassi, la stupra e la convince con l’inganno al silenzio. È solo l’inizio delle vicissitudini che connotano la vita di quella che diventerà la prima donna ad essere ammessa all’Accademia delle Arti. Il volume che la racconta e la celebra, scritto e disegnato da Nathalie Ferlut e Tamia Baudouin, affronta il tema trasversalmente, attraverso gli occhi puri della figlia Prudenzia, ancora una bambina, e forse come tale più capace di comprendere, più libera di stupirsi e soffrire delle ingiustizie e soprusi che una donna, come lei sarà, può subire. I disegni hanno un tratto pulito tra il pittorico e il manga, lasciando trasparire vagamente le scelte di vita della disegnatrice Tamia Baudouin, che vive e lavora in Giappone. Quasi un dialogo tra fumetti alternativi e mainstream. Un racconto per le giovani donne dai colori maturi, che sprona a coltivare con fermezza un progetto, all’autoimprenditorialità, al coraggio delle proprie idee. Per quanto doloroso e aspro possa essere il percorso, sempre con fiducia nel futuro.



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