Bischerock’n roll

Bischerock’n roll
Fin dalla nascita Matteo Renzi non sopportava le perdite di tempo: non gli aveva nemmeno tagliato il cordone ombelicale ed era già a casa davanti alla tv, pronto per vedere i cartoni animati. Dopo tre anni provò a rottamare la vecchia gestione familiare sfidando il padre alle primarie. Non ci riuscì, ma il venticinque per cento dei consensi era un ottimo biglietto da visita per il futuro: il sogno poteva continuare. Anche a scuola, bruciò le tappe. Dopo sei giorni di prima elementare sapeva già scrivere correttamente il nome di Arnaldo Forlani. Dopo tre settimane sapeva decantarne le gesta in ottave. Dopo sei mesi ottenne la nomina di capoclasse senza passare dalle elezioni. Purtroppo però, questa sua inclinazione alla sopraffazione fece di lui un bimbo solo e senza amici. Un rompicoglioni che neppure i genitori sopportavano. Tanto che, per toglierselo dalle scatole, furono costretti a iscriverlo ai boy scout…
Bisogna ammetterlo: da quando esiste la satira (più o meno dall’epoca degli antichi greci) il Presidente del Consiglio italiano è sempre stato uno dei soggetti più bersagliati (il poema comico Margite di Omero è chiaramente ispirato alla politica italiana). Però bisogna anche ammettere che chi ha rivestito la carica negli ultimi anni ha facilitato notevolmente il lavoro dei battutisti. Il ventennio di Berlusconi, intervallato dai vari Dini, Amato, Prodi e D’Alema ha fornito alla satira centinaia di migliaia di spunti. Ed il duo Monti-Letta, pur non avendo superato i tre anni in due, ha contribuito al dilagare sulla Rete di barzellette, vignette e fotomontaggi.  Ma Matteo Renzi, si sa, è un uomo che brucia le tappe, ed anche sulla satira è riuscito a battere ogni record. Tanto che, a solo un mese dalla sua nomina,  si ritrova già all’attivo un volume satirico in cui si ripercorre la storia della sua vita dalla nascita fino alla nomina a Primo ministro (con vista-futuro nell’epilogo). Gli stereotipi su cui giocano gli autori Francesco Borgonovo e Walter Leoni sono gli stessi dei più noti comici televisivi: la sua “fretta di arrivare”, il suo “ciabattinismo” (ovvero la propensione a fare le scarpe agli altri), la “mania del cambiar verso”. Lo stile dei disegni di Leoni è molto simile a quello dei più classici vignettisti satirici italiani (a proposito, la postfazione è di Sergio Staino).  Il risultato però non è il solito libro che cavalca l’onda del politico in auge, con dentro battute trite e ritrite, ma un fumetto divertente e leggero, che si legge in meno di un’ora e che ti può tirar fuori dalle tre alle trenta risate. Dipende da chi legge: se dovesse capitare in mano a qualche fan troppo accanito del nostro giovane Presidente del Consiglio probabilmente non ne tirerebbe fuori neppure una.

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