Blackbox – Futura memoria

Blackbox – Futura memoria

Ecrònia, 1202. Nei campi si combatte una cruenta battaglia per decidere le sorti della città. Maestri contro allievi: chi vince governerà per i venticinque anni successivi la Guerra. È così che funziona a Ecrònia, tutti conoscono le regole, tutti devono seguirle. Ogni bambino sa che l’Alleggeritore ha il compito di bruciare i suoi giocattoli preferiti, è il fuoco che rallegra l’infanzia per renderli liberi, non è una violenza, è una gioia portare bambole e soldatini nella bocca della fornace: “Semina, estirpa, raccogli, della tua storia siamo i fogli […] Ecrònia dal tuo popolo ogni debolezza togli”. Nel 1805 toccò anche a Judith, bruciare la sua bambola preferita. Ora, nel 1885, è un’anziana signora ma non per questo inutile: costruisce le attrazioni del Luna Park cittadino nel suo laboratorio a Blackbox, il quartiere degli anziani costruttori. A Ecrònia tutti servono per servire, solo chi è debole e malato è totalmente inutile: questi individui devono essere allontanati dalla città, così come impone il progetto E.L.I.A. (Esportazione Libera Individui Anomali). Tutti devono rispettare il proprio ruolo lavorativo: non esiste ribellione, né devianza. I manganelli elettrificati dei controllori sono un monito che quasi mai è necessario attivare. Basta la paura. Lo sa bene Isaac Dampton, che del progetto E.L.I.A. fa parte fin da piccolo. Che per il suo senso del dovere ha perso quella madre di cui ricorda poco, che non vede da anni, che costruisce senza amore il Luna Park e ora qualcosa di ben più terribile: gli ibromi, guerrieri ibridi costituiti da parti meccaniche e umane da utilizzare molto presto nella prossima Guerra per il dominio di Ecrònia…

Il primo volume del fumetto Blackbox ci rivela un passato parallelo e distopico: Ecrònia è una città in cui non esistono orologi e in cui il tempo è scandito dal lavoro dei suoi abitanti. Ogni individuo è parte di un meccanismo che lavora in sinergia con gli altri per la gloria della città, perché essa viva sempre nonostante i suoi abitanti. Contano solo le regole. Gli svaghi sono banditi da Ecrònia, salvo per l’ora settimanale in cui sono previsti (e in questo la città è simile agli svaghi “permessi”, immaginati da Bradbury nel suo romanzo Fahrenheit 451). Il tempo del racconto scorre indietro, fino al Medioevo, per poi fermarsi all’infanzia del protagonista – il controllore Isaac Dampton, che esegue le sue ronde a cavallo di uno gnu – e saltare di nuovo nel presente in cui si prospettano i giorni terribili della Guerra e una nuova arma, gli ibromi (probabilmente una sincope fra ibridi – uomini), degli automi dotati di parti umane, terribili Frankenstein di metallo e cellule. A una prima lettura il testo è complicato, soprattutto per la gestione del tempo in “zigzag” e per l’approfondimento dei protagonisti, delineati fin dal primo numero con contrasti psicologici che li avvicinano più ai personaggi di un romanzo che a quelli di un fumetto. Il ritmo narrativo è lento, adatto a un’introduzione necessaria per conoscere Ecrònia e le sue regole. Alla seconda lettura tutto è più scorrevole, la distopia si rivela potente nel suo carattere manipolatorio e psicologicamente violento, l’attenzione del lettore si sposta dall’immediato, dall’azione del “qui e ora” a quella che avverrà nell’immediato futuro: nel primo numero sono stati ben tratteggiati i maestri, la generazione di mezzo, e accennati gli allievi, poco più che adolescenti, e scommetto saranno proprio loro i protagonisti del secondo numero di questa distopica storia che mescola elettricità e conduttori d’argento (prevalgono i colori freddi, dal verde acido al blu fulmine) allo steampunk vittoriano nelle ambientazioni e negli abiti, ben disegnati e ben colorati con cura e stile francese nell’acquerello seppur digitale.

 

 

 

 
 
 
 

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