Bobby Sands – Vita di un eroe

1969, Belfast. Un gruppo di studenti della Queen’s University appartenenti al gruppo “People’s Democracy” ha organizzato un corteo per i diritti civili che viene preso d’assalto a più riprese da membri dell’Ulster Volunteer Force (UVF), un’organizzazione paramilitare unionista. È una manifestazione pacifica eppure la polizia appoggia spudoratamente gli assalitori e carica gli universitari. Bobby Sands, un giovane cattolico di Rathcoole – anche lui perseguitato dai picchiatori KAI (Kill All Irish), dai quali una volta si è beccato persino una coltellata – assiste agli scontri in televisione e indignato decide di impegnarsi politicamente sul fronte indipendentista. Negli anni che seguono la situazione in Irlanda del Nord precipita: i “provos”, che hanno abbandonato l’IRA accusando i vertici di sterile intellettualismo, si scontrano ripetutamente con l’esercito britannico e fanno esplodere in media due bombe al giorno, mentre molti cattolici disarmati vengono aggrediti e uccisi da squadracce lealiste. Nel gennaio del 1972 la vergogna del “Bloody Sunday” porta la questione nordirlandese sotto i riflettori in tutto il mondo. La tensione è altissima: Bobby riesce a entrare nei provos e viene anche fermato dalla polizia, che lo sottopone a un brutale pestaggio prima di rilasciarlo, non avendo prove a suo carico. In casa sua però qualche tempo dopo vengono trovate delle armi dopo una soffiata e così il giovane è costretto a entrare in clandestinità. Durante un’azione nei pressi di Lisburn viene arrestato per rapina e possesso d’armi: si dichiara subito prigioniero politico e militante dell’IRA, afferma di non riconoscere l’autorità del tribunale che sta per giudicarlo e viene quindi spedito al carcere di Long Kesh in attesa della sentenza…

Nel 1981 i “Troubles” (così è nota nel mondo anglosassone la lotta per l’indipendenza nordirlandese iniziata negli anni Sessanta) vivono una stagione drammatica e decisiva. Nei famigerati Blocchi H del carcere di Long Kesh, dove sono rinchiusi i militanti nordirlandesi – ai quali dal 1976 è negato lo status di prigionieri politici – si scatena una protesta senza precedenti. I detenuti rifiutano dapprima di indossare l’uniforme da carcerati restando nudi, poi di recarsi in bagno e lavarsi, spargendo gli escrementi sulle pareti delle celle. Le autorità britanniche non cedono, e allora parte uno sciopero della fame che si conclude solo dopo 53 giorni a fronte della promessa di alcune concessioni. Dopo aver amaramente constatato che sarebbe cambiato ben poco, si decise di partire con un secondo sciopero della fame, che sarebbe stato interrotto solo se i militanti prigionieri avessero ottenuto il diritto di indossare i propri vestiti e non la divisa carceraria, il diritto di non svolgere il lavoro carcerario, il diritto di libera associazione con gli altri detenuti durante le ore d’aria, il diritto di avere reintegrata la remissione di metà della pena (perduto in conseguenza delle precedenti proteste) e il diritto di ricevere pacchi settimanali, posta e di poter usufruire di attività ricreative. Tra primavera e autunno del 1981 perdono la vita 10 detenuti: il primo è Bobby Sands, morto tra atroci sofferenze il 5 maggio 1981 dopo 66 giorni di digiuno. Poi Francis Hughes, Raymond McCreesh, Patsy O'Hara, Joe McDonnell, Martin Hurson, Kevin Lynch, Kieran Doherty, Thomas McElwee, Mickey Devine. Il giovane Sands diventa il simbolo di questa lotta estrema, un martire della causa nordirlandese che viene celebrato in tutto il mondo da manifestazioni, libri, canzoni. E anche da questa graphic novel firmata da Gerry Hunt, anziano fumettista irlandese da sempre noto per il suo impegno politico. La pubblicazione del fumetto è stata accompagnata da polemiche furiose in Gran Bretagna: alcune – ovvie – da parte degli avversari politici, altre – meno ovvie – da parte dei familiari di Sands, che si sono risentiti per essere stati a loro dire sostanzialmente esclusi dalla scrittura e quindi hanno sentito il bisogno di fare dei distinguo sulle vicende private descritte nella graphic novel. Né le polemiche né i distinguo però riescono ad intaccare la forza di questo tributo: i disegni di Hunt sono sghembi, ruvidi, bidimensionali, somigliano alle tavole dei cantastorie e come queste raccontano un’epica popolare, la lotta di un eroe suo malgrado, un ragazzo normale che ha avuto il coraggio di offrire tutto se stesso alla causa della sua terra e del suo popolo.



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