Corto ‒ Sulle rotte del disincanto prattiano

Corto ‒ Sulle rotte del disincanto prattiano

Il marinaio maltese ideato da Hugo Pratt nel 1967, protagonista di tante avventure dopo la storia che diede il via alla sua leggenda, ovvero Una ballata del mare salato, è davvero l’eroe romantico per eccellenza del fumetto, accompagnato ovunque vada da una diffusa nostalgia per ciò che lascia? Il suo desiderio è viaggiare per una meta, o piuttosto viaggiare di per sé, per l’avventura? Il complesso personaggio creato da Pratt non è, invero, un moderno Odisseo. La sua essenza, al contrario dell’eroe omerico che viaggiava per rivedere la sua Itaca (molto più che Penelope), è il desiderio di viaggiare per conoscere, perché vivere è scoprire e perché non ha una patria in cui tornare. L’interessante viaggio attraverso tutta l’opera prattiana parte da questo presupposto, che il viaggio di Corto Maltese non appartenga a quell’universo di storie disegnate che viene definita “arte sequenziale”, perché nelle sue storie non esiste una sequenza in cui dal passato si va verso il futuro, ma tutto accade in un “adesso”. Quello che lo caratterizza è il desiderio di andare, (…) perché non ha nessun luogo dove tornare e perché il suo creatore ha infuso in lui una rassegnazione che è anche consapevolezza di esser “prigioniero” negli attimi continuamente presenti di un fumetto in cui il verosimile ha lo stesso impatto dei quadri dalle prospettive impossibili di Escher: il mito si fonde con la Storia, personaggi immaginari e realmente esistiti convivono in uno spazio aperto (come l’oceano) e chiuso (come una pagina) in cui Corto Maltese è al tempo stesso protagonista e osservatore, e proprio in questo consiste il disincanto…

Boris Battaglia, critico del fumetto e appassionato amante delle storie del marinaio di Malta creato da Hugo Pratt, ci porta con questo suo saggio su un terreno in cui si fondono geometria, geografia, fisica e filosofia. Il viaggio è affascinante quanto difficile, perché inserire in un’argomentazione un mosaico di tessere minute dà il senso dell’opera solo quando la si guarda da lontano o, in questo caso, quando si arriva all’ultimo punto del libro. La tesi portante del libro, da cui parte poi la riflessione critica, è che Corto Maltese non sia l’eroe romantico per antonomasia del mondo del fumetto, come molti sono portati a credere. Inserire le sue avventure in un contesto in cui esse siano solo un mezzo per raggiungere un fine, come accade nell’Odissea di Omero e in molte altre narrazioni sul genere “viaggio dell’eroe”, è travisare ciò che Hugo Pratt ha voluto dirci sul suo personaggio/alter ego letterario. In poco meno di duecento pagine stampate in piccolo formato Battaglia ci racconta, attraverso tutti i viaggi di Corto Maltese dall’Oceano Pacifico al Sudamerica, dall’Irlanda all’Etiopia fino a Venezia e Samarcanda, l’essenza di Corto Maltese e con essa l’erudizione di Pratt che spaziava dall’esoterismo del centro Europa alla profonda conoscenza della narrativa greca e latina, con un occhio sempre critico (e cinico) alla Storia, antica e recente. Nonostante il linguaggio tecnico e la semantica multidisciplinare, talvolta ardui, il testo è fruibile da chi già conosce Corto Maltese, così come da chi si voglia per la prima volta avvicinare al personaggio e alle sue avventure. L’unico appunto che forse si può fare all’argomentare, è la volontà dell’autore di prendere l’opera di Pratt come paradigma universale dell’arte del fumetto, e proprio per questo si trova spesso a inserire nel testo delle riflessioni discutibili, come la critica a Will Eisner, mostro sacro dell’ottava arte e ideatore del romanzo a fumetti: il suo Contratto con Dio è considerato il primo graphic novel della storia. In maniera neppure troppo velata “il fumetto non è arte sequenziale: buttiamola in discarica una volta per tutte, questa definizione!” ne contraddice i termini solo perché la storia (circolare) di Corto Maltese non lo è. Sicuramente una critica è più efficace quando si prendono come modelli di riferimento gli estremi del bianco o del nero, ma nel fumetto, come in tutta la letteratura, c’è un’ampia scala di grigi che non è possibile ignorare o saltare a piè pari.



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