Don Zauker – Venga il mio regno

Don Zauker – Venga il mio regno

El Salvador, 1980. In un povero villaggio circondato da una foresta tropicale, Don Zauker è impegnato in un’insolita corrida. In mancanza di tori da macello, lui stesso deve interpretarne la furia contro il valoroso toreador. Tre banderillas sul dorso del prete, e altrettante testate di Don Zauker sul cranio del torero per finirlo. I soldi delle scommesse clandestine sulla sfida, portate avanti dai piccoli orfani di cui il don dice di prendersi cura, sono tutti suoi. Nel frattempo, nella Santa Sede si discute sulla preoccupante situazione dello stato sudamericano, in cui un sacerdote pare contravvenire a molti dettami della Santa Romana Chiesa, avvicinandosi a posizioni e individui che nulla hanno a che fare con il senso della missione ecclesiastica. Inoltre monsignor Romero, questo il nome della “pecorella smarrita” ha già da tempo il mirino degli squadroni della morte puntato sul petto. Nonostante i richiami della Chiesa, culminati in un incontro con il nuovo pontefice Giovanni Paolo II, Romero nella sua ultima omelia grida alla folla il suo accorato appello affinché cessi la repressione del popolo fra le strade di San Salvador. Don Zauker intanto sta cercando di capire, con i suoi metodi poco ortodossi, se il paramilitare che gli sta davanti sia in realtà in combutta con i comunisti, dal momento che pare sapere quali fra i suoi fedeli simpatizzano per i gruppi di guerriglieri che cercano di sovvertire l’ordine costituito…

Dopo due anni dalla beatificazione di monsignor Óscar Romero, ucciso a San Salvador il 24 marzo del 1980 mentre celebrava la messa da un paramilitare, cecchino dei famigerati squadroni della morte impiegati dai dittatori in diversi paesi sudamericani per impedire la sovversione dell’ordine autarchico, i Paguri danno alle stampe il quinto volume autopubblicato del loro personaggio più noto, Don Zauker. Il titolo è profetico. Venga il mio regno, quello in cui un losco figuro come Don Zauker sguazza meglio: il caos, in cui il confine fra chi fa il bene e chi fa il male è così labile da risultare impossibile da trovare. Con la solita verve che contraddistingue il caustico personaggio del duo di fumettisti livornesi, Don Zauker si ritrova a praticare tutti i suoi passatempi preferiti (assassinii, fornicazioni, crudeltà di ogni tipo) in uno scenario storicamente riconoscibile, quello delle dittature militari che hanno insanguinato il Sudamerica dagli anni Sessanta fino agli Ottanta. Fin dal colophon il lettore è avvertito: “Ogni riferimento a nomi, cose, luoghi e personaggi è puramente casmmMMMPPPFF AH! AH! AH!”. Fra le gag divertenti e le tavole più violente si nasconde, ma neanche tanto, il punto di vista degli autori e la feroce critica al Vaticano, per bocca del cecchino che spara a Romero: “La Chiesa di Roma ha finalmente deciso da che parte stare”, afferma con un ghigno beffardo dopo aver letto su un quotidiano il monito di Papa Wojtyla contro i sacerdoti che fanno politica nella chiesa di tutti. L’originalità degli autori sta soprattutto nel non aver voluto creare un personaggio sì cattivo ma tutto sommato portatore di valori positivi. Don Zauker è indifendibile su tutti i fronti, non risulta simpatico perché privo di ogni barlume di coscienza, non è tollerabile perché approfitta perfino dell’innocenza dei bambini. Anche le sue riflessioni più ragionevoli, come quando si chiede perché il Papa non si sia recato ai funerali di Romero, nonostante sia stato assassinato a sangue freddo mentre svolgeva messa, sono dettate da fini personali ed egoistici: non c’è in lui alcun accenno di compassione, l’assenza di un rappresentante del Vaticano ha solo rovinato i suoi piani criminosi. Nonostante questo, al lettore arrivano chiari e forti il messaggio e la verità storica di una Chiesa che fu vicina alle dittature militari più feroci e all’Operazione Condor piuttosto che ai popoli sudamericani oppressi, di quel Vaticano politico che ha impiegato trentacinque anni a beatificare un uomo giusto ma infine l’ha fatto perché paga, in termini di marketing, “distruggere il loro messaggio rivoluzionario trasformandoli in icone da vendere”. Non è quindi il lurido Don Zauker il portatore del messaggio: è la satira stessa, di altissimo livello, che “castigat ridendo mores”.



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