Ex Machina - Giochi sporchi

Ex Machina
Chi di noi non vorrebbe un sindaco ex supereroe? I cittadini di New York, i soliti fortunelli, sono stati accontentati. A presiedere la poltrona è infatti Mitchell Hundred, un tempo conosciuto come “La grande macchina”, vigilante mascherato. Dopo lungo tempo passato a combattere il crimine grazie alla peculiare, immancabile, capacità di capire e parlare con le macchine, Hundred ha deciso di rivelare al mondo la propria identità in concomitanza con l'annuncio della candidatura da indipendente alla carica di sindaco di New York. Chi non avrebbe votato un supereroe, uno che mette l'incolumità del cittadino prima della propria? E se poi La grande macchina è considerato ufficialmente il salvatore della seconda delle sfortunatissime torri gemelle, chi vorrebbe fare opposizione? Durante il suo mandato Hundred deve fronteggiare bagarre politiche (guerra in Iraq and so on) e sociali (matrimoni omosessuali, minoranze religiose e razziali che reclamano i propri diritti) ma anche contingenze “supereroistiche” come la bella Trouble, eroina punk che imbratta l'Empire State Building con frasi da sovversiva doc e plana sulla città grazie ad un paracadute con su scritto “Bush succhiacazzi”. Riuscirà il nostro eroe a tenersi stretta la propria sanità mentale?...
A Brian K Vaughan la politica piace raccontarla attraverso i punti di vista più distorti e disparati. Già accennata nel bel Y: The last man, in Ex Machina l'esercizio del potere nella grande mela – e nella grande America - diventa il punto focale di una riflessione dal macro al micro e ritorno sul Paese, sulla città e sui suoi abitanti. Quale strumento narrativo (perché di questo si tratta) migliore del supereroe, il topos che per eccellenza calca la mano sull'identificazione tra uomo e ideale, città, patria, a cui affidare questo compito? Da Batman a Capitan America zompando tra DC e Marvel, gli esempi sarebbero infiniti. Vaughan, tuttavia, come suoi esimi colleghi (Mark Millar con Kick Ass e Alan Moore con V for Vendetta, per menzionare due “nomignoli” di poco conto!) sceglie una chiave di lettura gettonata ma altrettanto pericolosa: prende il supereroe classico e lo pone di fronte a quanto ridicola ed ingiustificata sarebbe la sua esistenza, risparmiandogli perfino tutine aderenti e colorate ma dotandolo di un casco un bel po' sui generis, nel mondo reale. L'entrata in politica, c'è da dire, è un colpo di genio: un sindaco supereroe è, in nerd-language, Anakin Skywalker che tende la mano al cancelliere Palpatine, il buono che si getta a capofitto nel tratto di mare con la più alta concentrazione di squali. Allo stesso tempo, però, creare un personaggio che combatta il sistema dall'interno e non dall'esterno, per di più alla luce del sole e senza maschere a celarne l'identità, veicola il messaggio, certo fin troppo ottimista, che qualcosa del genere sia ancora possibile, che dare fiducia a qualcuno perché prenda decisioni in tua vece è ancora utile, sacrosanto e giustificato.Questo fa supporre che il mondo creato dal comic writer statunitense non sia poi così “vero”: di supereroi con il culo piantato su una poltroncina di lusso non se ne vedono granché. Il tratto morbido e dettagliato di Tony Harris completa l'opera: le forme avvolgenti incoronano regina la linea curva ed esiliano la spezzata ad opere stilisticamente più sperimentali. In Ex Machina, pro o contro, l'aderenza alla realtà è l'imperativo. La prossima volta che state per dire che i comics raccontano solo di alieni verdi che invadono la terra o formiche piranha che minacciano di divorare le dita dei piedi, leggetevi Ex Machina e ricredetevi. Potreste imparare qualcosa sulla politica, sul potere e su nuovi modi per prendere sul serio i supereroi, che portino o no le mutande sopra i pantaloni.

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