Grand Central Terminal - Rapporto da un pianeta estinto

Grand Central Terminal - Rapporto da un pianeta estinto

Dieci anni a girovagare nello spazio, per poi arrivare sulla terra, a New York: a quello che ne resta. Lo scenario che si presenta al gruppo (di fisici) è apocalittico, la terra è un pianeta senza forme di vita: nessun animale, nessuna pianta, nessun umano. Scartata l’ipotesi di un batterio o di un virus che possa aver ucciso tutti, c’è un primo dato da cui partire per capire: tracce evidenti di elementi radioattivi diversi. Esplosioni di uranio? Sì, ma vanno innescate e i processi sono complessi. Dunque, perché esseri così civilizzati si sarebbero ingegnati così tanto per rendere l’uranio esplosivo al fine di distruggersi? Una guerra scoppiata tra gli abitanti, appartenenti a diverse specie, di due continenti (asiatico e americano)? L’analisi degli scheletri rinvenuti non conferma l’ipotesi delle due specie: è scartata l’ipotesi della guerra (da tutti tranne Xram, che insiste). L’indagine si concentra su Central Grand Terminal, la stazione ferroviaria, e arriva il secondo dato, dei cartelli rinvenuti nei vagoni, recano due tipi di scritte “Fumatori” o “Non fumatori” che sembrano indicare una chiara forma di segregazione tra due varietà di terrestri: una più pigmentata, con la carnagione scura affumicata; l’altra meno pigmentata, con carnagione chiara, non affumicata... Dagli scheletri - ancora - nulla che confermi questa ipotesi. Terzo dato: i dischetti di metallo nei bagni pubblici. I cubicoli usati dai terrestri per depositare i loro escrementi stanno in dei due ambienti, ben nascosti, ciascuno identificato da una scritta “uomini” o “ donne”. Vi si accede in modo strano: la porta si apre azionando un meccanismo con piccoli dischi (si deuce dai depositi rinvenuti) che raffigurano immagini; su ogni disco la parola “libertà”. Quest’ultima deve essere una virtù importante per i terrestri e questo spiegherebbe il perché di questo rituale di sacrificio dei dischi che precede l’atto della deposizione degli escrementi... Oppure, di nuovo un’ipotesi surreale di Xram in linea con quella irrazionale della guerra: gli umani non sono razionali e non hanno senso del bene comune, i dischi sono usati come ricompensa per incentivare alcuni servizi svolti dai terrestri e sono lo stimolo affinché questi svolgano le attività necessarie al funzionamento della comunità. I suoi calcoli mostrano come “un sistema di produzione e distribuzione di prodotti basato sullo scambio dei dischi non può essere stabile, anzi è soggetto a grandi fluttuazioni che ricordano vagamente gli alti e bassi dei cicli maniaco-depressivi dei malati di mente. In una fase depressiva la guerra è psicologicamente possibile anche all’interno di una stessa specie”. Tuttavia, luoghi che sembrano avere la stessa funzione (deposizione di escrementi) rinvenuti nelle case non presentano depositi di dischi analoghi. Xram è geniale sì, ma come al solito la sua ipotesi viene scartata...

Grand Central Terminal - Rapporto da un pianeta estinto di Leo Szilard è un racconto breve, intenso, denso; è parte di una raccolta, La voce dei delfini e altre storie (ci auguriamo di poter godere di qualcun altro di questi racconti, tradotti e pubblicati da orecchio acerbo), eccellente serie di racconti di fantascienza. La storia è tutta incuneata su stretti ragionamenti di tipo logico/deduttivo, propri del metodo scientifico. Equazioni e formule scientifiche erano pane quotidiano per l’autore, prima fisico, poi biologo: durante, tra quel suo prima e quel suo poi, ci sono Hiroshima e Nagasaki. E c’è la bomba atomica, di cui è stato uno dei padri (ebreo, fuggito dalla Germania con l’avvento del nazismo e consapevole del pericolo per l’umanità se quella scoperta fosse stata portata in atto dal III Reich), per poi disconoscerla: come molti dei fisici della sua epoca con un percorso biografico analogo, fuori dalla Germania, si oppose all’uso dell’atomica sul Giappone, inutilmente. Da qui la consapevolezza che il mondo avesse più bisogno di essere salvato e il conseguente passaggio alla biologia. Quindi, la scrittura, per non dimenticare e denunciare in questo e negli altri racconti. Una denuncia fatta di ragionamenti semplici – che per un orecchio attento e adulto, evocano storia e complessità - così naturali per chi scrive e misurati che riescono a mantenere in perfetto equilibrio ironia (delicata ed ingenua), amarezza e consapevolezza sull’uomo e sulla società in cui abita. Ma non basta, c’è di più. C’è lo sguardo prospettico delle illustrazioni di Gipi, che, quando serve, proiettano in una calzante atmosfera apocalittica e ferrosa (ricorda il film "Brazil" di Terry Gilliam). Luci e ombre, bianchi, neri e grigi; binari e cavi che si proiettano su un orizzonte metropolitano. Il segno è quello del Gipi di Esterno notte: prospettive di oli graffiati, un segno deciso e apparentemente rudimentale, ma profondo ed elegante; paesaggi in cui i soggetti (raffigurati e raccontati) si amalgamano bene. Eccellente libro illustrato, per chi ama la fantascienza, per tutti: equilibrio puro tra razionalità e aperture creative. Bello, bello, bello.



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