Herobear e il bambino – L’eredità

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I ricordi hanno un peso specifico particolare nella vita di ognuno, e ognuno li interpreta a modo suo. E viene da essi influenzato. È un Natale di tanti anni fa quando Tyler, bambino, vive uno dei suoi inizi più importanti partendo da uno dei finali più duri da affrontare. È un inverno gelido quello di quell’anno, cui hanno ceduto il passo le altre più miti stagioni. Il nonno di Tyler è morto. Al suo funerale nessuno riesce a dire niente, ma ognuno dei partecipanti strappa una pagina di dizionario e la mette in un barattolo. Una parola, una definizione per il caro estinto. Il nipotino, che si prepara ad affrontare una nuova vita, una nuova scuola e nuovi compagni diversamente simpatici, sceglie “generoso”. Il nonno infatti gli ha lasciato un’eredità. Un orologio da taschino rotto e un orso di peluche. Un’eredità preziosissima…

Si fa presto a definirli, anche con un po’ di immotivata arroganza, fumetti: in realtà spesso e volentieri sono costruzioni narrative molto più solide di romanzi conclamati e anche un po’ spocchiosi che non hanno un’illustrazione nemmeno a pagarla, neppure in copertina. Le immagini dai tratti eleganti, semplici e delicati qui si amalgamano alla perfezione con le parole, chiare e non retoriche, e la storia è divertente, commovente e bellissima: non ci sono colori a parte il mantello rosso dell’eroe di turno, un orsacchiotto, una piccola cosa di pessimo gusto, per dirla con Gozzano, di quelle che punteggiano le nostre vite, ingombrano le nostre case e addobbano di tenerezza i nostri ricordi. È un viaggio fantasioso e fantastico, un percorso di crescita, un romanzo di formazione che coinvolge e conquista.



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