Il commissario Ricciardi a fumetti

Il commissario Ricciardi a fumetti

25 marzo 1931. È sera, e al Real Teatro San Carlo di Napoli stanno per andare in scena la Cavalleria Rusticana di Mascagni e i Pagliacci di Leoncavallo. Nello stesso momento, in questura, c’è chi non smette mai di lavorare ‒ nemmeno quando va a casa ‒ sempre con la testa immersa nei casi di omicidio che si ritrova per le mani: è il commissario Alfredo Ricciardi di Malomonte, noto per essere uno che non molla mai, fino a che il colpevole non è stato scoperto e acciuffato. Il brigadiere Maione ‒ suo uomo di fiducia e suo amico, da quando hanno catturato insieme l’assassino del figlio poliziotto pure lui ‒ sta per andare finalmente a casa, quando una telefonata improvvisa sconvolge i piani: Arnaldo Vezzi, la voce più limpida della lirica del momento, è stato ammazzato nel suo camerino. Chi può essersi macchiato di un’azione così orribile? Ma soprattutto: come fare a indagare in maniera efficace, quando ci sono in platea le personalità più illustri della città, che considerano un atto oltraggioso perfino il semplice raccogliere le generalità dei presenti? Basterà il dono unico del commissario ‒ quello di vedere le vittime di un assassinio un istante prima della morte, sondarne lo sguardo, percepirne l’umore, intuirne i pensieri estremi ‒ a fare luce sull’accaduto?

Continua l’onda lunga delle pubblicazioni e delle reinterpretazioni delle opere di Maurizio de Giovanni, dalla televisione al fumetto. Qui siamo alle prese con il commissario Ricciardi e con la sua prima avventura, dal cui albo (Il senso del dolore) questa pubblicazione costituisce un estratto, un numero 0: fra le mani abbiamo un opuscolo di 32 pagine con spilletta, una ventina delle quali è dedicata alla storia, ovviamente solo agli inizi, mentre le altre vengono riservate ai personaggi, agli ambienti, al folclore. Difficile dunque dare una valutazione dell’opera, ché di opera non si tratta, ma di un assaggio: si può dire tuttavia che, a fronte di qualche dialogo un po’ stucchevole (ma c’è da perdonare: sono le prime pagine, e qualche spiegazione bisogna pur che venga data), i disegni ‒ realizzati interamente in bianco-blu-nero ‒ rendono cupe al punto giusto le atmosfere. Sullo sfondo, la Napoli degli anni ’30 con le sue bellezze, i suoi problemi, i suoi misteri e le vicende personali e professionali di un investigatore che, pur fedele allo Stato fascista, non è mai riuscito a sposarne le cause e i modi. Questa uscita è sceneggiata da Claudio Falco, disegnata da Daniele Bigliardo (che firma anche la copertina) e colorata da Ylenia Di Napoli. Per la serie intera bisognerà attendere l’autunno. Con una introduzione di Maurizio de Giovanni.



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