Il grifone d’oro

Il grifone d’oro

È mezzanotte passata, fine giornata al Grifone d’oro. Mentre il capo conta gli incassi, Francesco può staccare. Chiede un fine settimana libero, che il capo gli concede – ovviamente brontolando: troppi cambi di turno, questa settimana, i ragazzi hanno fatto un casino e quello è pur sempre un lavoro. Un personaggio baffuto, occhiuto e bracciuto si fa spazio tra Francesco e il suo capo, diventando enorme e minaccioso, e sollevando il tedioso capo a qualche metro da terra. Ma forse è solo la rabbia, o l’immaginazione. Una sigaretta con la collega è una buona scusa per parlare del capo e di quel Gianni con cui Francesco sta uscendo, così, quando capita. Francesco gli manda un messaggio, ma è tardi e forse non vale la pena aspettare una risposta. C’è qualcuno online sulla solita app, qualcuno disponibile anche subito, che non si fa problemi a mandare qualche foto. Nel frattempo, Gianni risponde. La nottata non è finita, c’è ancora tempo prima del prossimo turno al Grifone d’oro…

In pochissime pagine di narrazione asciutta ed essenziale Gianluca Ascione disegna un vero e proprio spaccato di vita, riproponendo l’esperienza di molti studenti: fuori sede, lavoratori, alle prese con relazioni umane e sentimentali in un’epoca di app, rapidità e incertezza. Gli elementi di contesto, appena accennati, possono solo essere dedotti dai brevi dialoghi o riconosciuti, come i portici di Bologna, dalle ricchissime immagini. Visivamente, la narrazione tiene insieme due mondi. Il primo ritrae, in bianco e nero ma realisticamente, come i personaggi appaiono, cosa fanno, i luoghi che frequentano. Il secondo, coloratissimo, si confonde col primo: è popolato di personaggi fantastici, grotteschi e multiformi che evocano lo stato interiore dei personaggi, le loro emozioni, i contatti virtuali. È necessaria più di una lettura per apprezzare completamente le due linee del racconto e riuscire a percepirle come collegate anche narrativamente, al di là della suggestione visiva fortissima e immediata. Il risultato è una storia breve ma profonda, che sfrutta al meglio il disegno per far emergere ciò che di un’esperienza non è visibile e spesso difficilmente comunicabile. Il grifone d’oro è un’opera di esordio che esprime un punto di vista autentico su una generazione che poco dice di sé attraverso i media tradizionali. Un titolo perfetto (e promettente) in una collana, Henry Darger, che prende il nome da quello che si potrebbe definire un “outsider artist” e vuole proporre fumetti brevi e voci nuove.



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