Il papà di Dio

Il papà di Dio

Due padri stanno parlando dei loro figli. Uno è alto e nasone, l’altro è un cerchio perfetto. Ad esordire è quest’ultimo. “Lascia perdere, mio figlio è peggio”, dice. L’altro risponde enumerando le efferate azioni che in un solo weekend suo figlio è stato capace di compiere. Basterebbe lo sterminio di tutta sua la famiglia a azzittire chiunque, ma l’altro risponde con un laconico “Bambinate!”. Suo figlio è peggio, lo sa di sicuro. Nulla a confronto dell’altro. Il padre alto, allora, non può che chiedersi di chi sia il padre costui e la risposta arriva perentoria: egli è il papà di Dio... Dio, un triangolo con due zampette, se ne sta in casa, non può uscire, il padre glielo ha vietato. L’unica soluzione è sgattaiolare fuori di notte, uscire dalla finestra ed andare a creare qualcosa. Purtroppo anche creare gli è vietato. Il papà di Dio, infatti, non vuole che suo figlio crei. Perchè il loro dono è creare, ma bisogna farlo con coscienza e conoscenza. Dio deve studiare! Perchè non si devono creare mondi imperfetti, “dove ci si ammala, dove si muore addirittura”! Dio l’ha fatta grossa. Ha creato una nuova malattia: piccola piccola eh, fa solo esplodere le mani e per contrarla basta un sorriso. Ecco perché bisogna studiare ed essere preparati e non bisogna neppure seguire i cattivi esempi, come quello di suo zio. Anch’egli è un dio, ma se ne frega di creare, preferisce girovagare per gli infiniti mondi creati da suo fratello, con i capelli lunghi e la chitarra in spalla, cantare e ballare e starsene sereno. Il papà di Dio odia suo fratello, è tutto ciò che non vorrebbe per suo figlio, ne è geloso, forse perchè non capisce le sue scelte...

Due premesse. Per chi non lo sapesse, dietro lo psudonimo di Maicol&Mirco vi è il barbuto Michael Rocchetti, un autore che per la Bao ha già realizzato un altro volume molto particolare, ossia Palla rossa e Palla Blu, e del quale è possibile seguire online su Facebook i suoi cosiddetti “Scarabocchi”. Abbiamo parlato di Scarabocchi proprio perché lo stile adottato ricorda un block notes, un grosso pennarello e dei disegni apparentemnte buttati là, distrattamente. Una scelta grafica che si presta bene alla vignetta comica, una immagine, una battuta, una riflessione, in altre parole Rocchetti padroneggia alla grande l’immediatezza e la semplicità del tratto e la sua rapida forza comunicativa. Il papà di Dio è un corposo volumone di ben seicentonovanta pagine, dalla copertina immacolata che ben si confà alla all’altezza del titolo. Il Dio di Rocchetti, poi, è un po’ diverso da quello che siamo soliti immaginare. È un figlio innanzitutto e questo già cambia parecchie cose. Un figlio desideroso di ricalcare le orme paterne, quelle di un papà abilissimo nel creare mondi. Universi perfetti in cui tutto è buono e dove non esiste “il Male”. Dio invece è uno di quelli che vengono catturati dalle loro stesse creazioni, imperfette, spesso e volentieri, più umane. Poi c’è Satana, l’amico dispettoso e confidente, quello che vede le cose in anticipo, che sa dire la cosa giusta, che ti pizzica e ti carezza allo stesso tempo. Rocchetti crea un piccolo grande dramma familiare con una manciata di personaggi e alla fine non si resta semplicemente in attesa del momento tutto da ridere, ma si entra fluidamente in questa dinamica familiare che, tra un figlio ansioso ed un padre preoccupato che non se la sente di lasciar andare il suo piccolo, arriva veramente al cuore del problema ed anche se si appropria di personaggi quanto mai originali – senza peraltro costringerci a ragionare troppo di religione, che è solo un velo in fondo – racconta una storia molto terrena.



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