Inferno 1861

Toscana, 1866. Un ragazzino a cavallo arriva nella tenuta del Conte Tolomei, chiede di vederlo urgentemente. Gli mostra un anello: è identico a quello della moglie morta del Conte ed è stato ritrovato in circostanze misteriose, Tolomei deve correre alla fattoria di certi coloni venuti dal Regno Pontificio, i Manfredi. Il Conte chiama il fido Mecozzo – che sta amoreggiando con una popolana sposata – e lo porta con sé. Giunti dai Manfredi, ascoltano un racconto inquietante: i figli del colono sostengono di aver visto un gatto nero con in bocca l’anello sul bordo di un pozzo. La maggiore, Maria, si è lanciata per acchiapparlo ma è caduta nel pozzo con il gatto. Ha recuperato l’anello, lo ha fatto tirare su con il secchio ma non riesce ad uscire dal pozzo. Il gatto nero nel frattempo si è volatilizzato. Come invasato, il Conte si fa calare nel pozzo, recupera la ragazzina e poi chiede un prete per confessarsi. Il prete sembra sconvolto dal racconto di Tolomei, che gli intima di essere al suo fianco ed eseguire i suoi ordini nei prossimi minuti, quando assisteranno a strani eventi. E infatti Maria, nel frattempo asciugata e medicata, pare avere uno strano comportamento: attorniata dalle donne del luogo, dai vicini accorsi dopo quel trambusto e dal personale della fattoria, urla e si contorce, pare posseduta. Afferma che la Madonna l’ha avvertita che “un servo del Maligno sta con noi e ci governa”, indica e accusa il Conte Tolomei. Lui sottovoce avverte il prete di tenersi pronto. Il giovane sacerdote, tremando, estrae una medaglietta benedetta e la poggia sulla fronte della ragazzina. La pelle di Maria pare bruciare, sfrigola: la ragazzina inizia a dire oscenità, pare conoscere i segreti più turpi dei presenti, parla con voce mostruosa…

Davvero sorprendente la/il graphic novel di Daniele Marotta, presidente e insegnante dell’Accademia del Fumetto di Siena. Innanzitutto per il tratto sporco, aspro, molto più aggressivo che nel suo precedente Superzelda: la vita disegnata di Zelda Fitzgerald, uscito qualche anno fa per Minimum Fax. Un tratto funzionale certamente ai contenuti e alle atmosfere di questa storia da incubo che mescola in modo originalissimo Risorgimento e horror, le atrocità perpetrate dai soldati del neonato Regno d’Italia nei confronti dei contadini del Meridione e i sanguinari rituali dei satanisti, i rimorsi che arrivano dal passato tormentato del protagonista e le visioni che gli giungono dal regno dei morti. Marotta ha definito Inferno 1861 “un incrocio tra Il marchese del Grillo ed Hellboy”, ma questi due modelli – sebbene tutt’altro che campati in aria – hanno al loro interno comunque una piccola/grande percentuale di commedia che qui non c’è. Qui ci sono rabbia, rancore, orrore, buio, una violenza selvaggia da macellai, stupro. Vengono alla mente semmai certi episodi di Hellblazer, certe fantasie macabre di Clive Barker, i racconti più “neri” della Scapigliatura ottocentesca. Riferimenti autorevoli a parte, Inferno 1861 è un fumetto assolutamente da non perdere, un vero gioiello inatteso che dà lustro alla piccola Effequ e conferma il grande talento di Daniele Marotta.



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