Injection

Injection

Maria Kilbride, Brigid Roth, Robin Morel, Simeon Winters e Vivek Headland. Cinque grandi menti, cinque persone geniali, una unica nuova prospettiva per il futuro e per la scienza. Un unico grande segreto. Insieme costituivano l’Unità di Cross Contaminazione Culturale del governo inglese. Oggi, però, sono persone diverse. Maria Kilbride è ospite di una clinica, ha gli occhi scavati e qualcuno la crede una pazza. Quando il Cursus, la sezione per cui lavorava precedentemente, la rintraccia per chiederle aiuto, Maria scopre che c’è qualcosa di pericoloso e fuori controllo in giro per il mondo. Come lei, anche il vecchi componenti dell’ l’Unità di Cross Contaminazione Culturale vengono rintracciati, probabilmente per rimediare a quel qualcosa che anni prima avevano messo in moto…

Se il nome Warren Ellis vi farà pensare immediatamente al ciclo di Planetary, sappiate che questo albo ne è sicuramente debitore, scevro, però, dall’elemento supereroistico e più concentrato su una fantascienza dai toni globali ed antropologici che abbraccia magia, tecnologia e pseudo cospirazioni governative in una ambientazione completamente british. Da queste premesse, una delle qualità migliori di Injection è la chiarezza. Se nelle prime pagine ci sembra già di inoltrarci in un territorio un po’ confuso e di dover fare attenzione a non perdere una parola, presto Ellis fa quadrare tutto, rendendo la lettura fluida e comprensibile nonostante l’abbondanza di sfaccettature della storia. Inevitabile un confronto con un titolo dalle tematiche similari: Nowhere Men di Eric Stephenson. Sempre fantascienza, sempre grandi geni a confronto con le loro scelte e le loro carriere. Ellis la spunta anche in questo caso. Se in Nowhere Men la storia, per quanto elaborata, non riesce a comunicarsi del tutto al lettore, avvalendosi di grossi salti temporali, articoli stampa ed impennate scientifiche, Ellis, con gli ingredienti simili raggiunge un equilibrio migliore. I suoi personaggi sono più dialettici, lo stesso concetto – astratto – di inoculazione non tarda a prendere forma ed a concretizzare la trama senza lasciare buchi ed interrogativi o spaesando il lettore meno attento. Riguardo la parte grafica, ai disegni abbiamo un grandissimo Declan Shalvey ‒ già noto per il suo splendido lavoro sul Moonknight della Marvel e sempre in coppia con Ellis – che però, in questo caso, soffre di una colorazione a volte troppo piatta e poco ricercata.



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