Jugband Blues

Jugband Blues

È una città quieta, silenziosa, Cambridge: il fiume Cam che scorre lungo i Grantchester Meadows, le università, le strade da percorrere in bici, ed una natura accogliente, quasi sonnolenta, ricca di prati, boschi, pendii lievi... Syd è disteso sull’erba, e nel tepore di una bella giornata scivola in un sogno strano: accanto a lui c’è Mr Toad, il rospo, uno dei protagonisti de Il vento tra i salici - uno dei libri che sin da ragazzo più ama - che indossa un elegante cilindro, e che lo invita a seguirlo nel bosco… Ed eccoli, procedere insieme nella foresta che cambia, si trasforma, evolve, diviene sempre più bizzarra: gli alberi assumono sembianze quasi aliene, spazi, e sentieri tra i mondi e le dimensioni sembrano aprirsi davanti a loro… a guidarli è quella melodia lontana, ipnotica, meravigliosa, che li conduce lì, dove danzano le fate al suono del flauto del dio Pan, “il pifferaio alle porte dell’alba”, The piper at the gates of dawn… che meraviglioso titolo per una raccolta di canzoni... The piper at the gates of dawn… il primo album della band che Syd avrebbe messo su di lì a pochi anni, e a cui, per un periodo brevissimo e sfolgorante, avrebbe donato il suo immenso talento, la sua arte, i suoi sogni e le sue visioni intessute di note e colori, la sua creatività, e forse la sua stessa anima: i Pink Floyd...

Jugband blues, che trae il suo nome dall’ultimo brano registrato da Syd Barrett con i Pink Floyd, è la sontuosa graphic novel d’esordio di Matteo Regattin, che, con la collaborazione di Simone Perazzone (testi e sceneggiatura), riesce a costruire sin dalle prime tavole un racconto per immagini in grado di fondere esperienze personali dell’autore, fiaba psichedelica, narrazione biografica e rievocazione puntuale del clima underground di libertà, sperimentazione, trasgressione della swingin' London degli anni sessanta. Regattin (architetto con un Master in Graphic Design presso la London Metropolitan University) e Perazzone (Laurea in Filosofia e Master in Testi, autori ed editori per l'infanzia e l'adolescenza presso l’Università di Firenze) riescono ad evocare e re-immaginare la storia epica e dolorosa di Syd, il “diamante folle”, il ragazzo che da studente d’arte di provincia diventò “l’incarnazione dello spirito dell’epoca: una figura in grado di incanalare il flusso degli eventi e dargli una forma, per quanto provvisoria ed effimera” e che nel breve volgere di pochi, intensissimi anni, brillò e diede luce e sound a quello che sarebbe divenuto uno dei gruppi più amati della scena musicale mondiale, lanciandolo verso il successo e la fama, finendone bruciato, non sapendo resistere al mix micidiale rappresentato dai ritmi forsennati richiesti dalla tigre dello show-business, dall’abuso di sostanze psicotrope, capaci di amplificare i sensi e spalancare baratri di follia, e dallo sfaldarsi dei legami con i propri compagni di viaggio, di cui pur rimase costante fonte di ispirazione. I toni scuri, le atmosfere oniriche e surreali, spesso incentrate sul contrasto presenza/assenza (vero e proprio motivo conduttore di quelli che saranno i concept pinkfloydiani dell’era post-barrettiana) predominano nella sequenza narrativa, con tavole in cui si rintracciano, tra gli altri, rimandi ai mondi fantastici di Moebius. Imperdibile per ogni fan della band e del suo primo genio creativo, un bel modo per avvicinarsi al mito barrettiano per altri.



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