Kraken

Kraken

È una giornata carica di nuvole e pioggia, a Parigi. Dal canale televisivo F9 la voce entusiasta e rassicurante di Serge Dougarry rivela al pubblico curiosità e aneddoti sul Kraken: “Senza alcun dubbio il mostro marino più grande del mondo”, “incarnazione della forza aggressiva e primordiale della natura” lasciano i telespettatori con il tipico dubbio per amanti di misteri “Se il Kraken esistesse davvero?”. Alla porta del presentatore e cacciatore di mostri si presenta improvvisamente uno strano ragazzo. Impermeabile e cappello in plastica da pescatore, arpione in mano, ha scelto il suo idolo Serge Dougarry per una consulenza. Rivela al parigino di aver visto il Kraken. Lo ha visto il giorno del suo naufragio nelle acque di Selalgues quando dell’intero peschereccio composto da esperti marinai, tra cui suo fratello maggiore Etienne, torna solo lui. Un ragazzo “particolare” lo definisce sua madre Adele, quando suona a quello stesso appartamento nel centro di Parigi qualche settimana più tardi, promettendo a Serge un pagamento per recarsi a Selalgues e dar qualche speranza al suo ragazzo speciale. Dopo qualche esitazione, Serge parte alla volta della cittadina ma si rende ben presto conto che la piccola comunità di pescatori non ha parole altrettanto gentili per lo scemo del villaggio, lo iettatore che ha portato la malasorte e la carestia di pesce…

Già dalla copertina Kraken si configura come una storia dalle atmosfere umide e salmastre. E le pagine interne confermano la sensazione. Con verde acido, cupi grigi e il passaggio dal carboncino irto di nebbia alle chine particolareggiate, Bruno Cannucciari svela un mondo in cui il mare e i suoi ritmi scandiscono le vite dei personaggi. Il romanzo grafico è un mystery che si sviluppa entro la gabbia in cui lo sceneggiatore, Emiliano Pagani, racchiude non solo il leggendario mostro marino ma anche gli abitanti di Selalgues (sale e alghe, ci svela il gioco di parole). La caratterizzazione di protagonisti e comparse è efficace nei dialoghi, nella “fisiognomica” e nei piccoli particolari (il declino di Serge si palesa anche con le bottiglie di alcolici che fanno capolino in mezzo alla sua collezione di reperti criptoarcheologici). La gabbia narrativa ingloba gli snodi narrativi; l’indagine di Serge Dougarry, l’ossessione del giovane Damien per il Kraken, la rabbia dei pescatori che hanno bisogno, come in ogni piccola comunità chiusa fin dalla notte dei tempi, di trovare un capro espiatorio che li liberi dal male, perché “ogni epoca ha i suoi mostri a cui sacrificare la propria innocenza in di speranze e buona sorte”. Proprio come un fondo abissale, in cui si può trovare ogni cosa, anche la più strana, questo libro ha molte storie da raccontare, che vanno dalle leggende sui mostri marini alla percezione della disabilità, dal desiderio di abbandonare un luogo avverso prima che da culla si trasformi in tomba alla solitudine di un uomo con cui il destino è stato beffardo e crudele, fino ad arrivare all’inquinamento e al potere turistico della TV. Le suggestioni che si possono cogliere fra le pagine sono molteplici, sia per quanto riguarda la narrazione – in cui convivono tributi alla musica (fra le pagine, una battuta pescata da Giorgio Gaber), alla letteratura (Howard P. Lovecraft, ovviamente Melville) e al cinema (si respirano atmosfere horror care a Dario Argento, ma anche al Tim Burton di Dark Shadows, quanto meno nella grottesca decadenza del molo e delle attività ittiche) – sia per quanto riguarda il disegno e la colorazione, che mescolano l’influsso delle animazioni disneiane ad ampie tavole più oniriche nella composizione e nella tecnica di colorazione, con mostri marini, relitti e naufragi che riempiono gli occhi.

LEGGI L’INTERVISTA A EMILIANO PAGANI E BRUNO CANNUCCIARI



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