L’estate in cui Stava ci venne a cercare

L’estate in cui Stava ci venne a cercare

Anna sta ritornando a casa in treno. È distratta, manca la fermata ed arriva fino a Bolzano; suo padre va a prenderla in macchina ed il ritorno in quei luoghi non è dei migliori, troppe curve tra quelle montagne per tornare fino a Tesero. Anna ricomincia la sua vita di paese, incontra i vecchi amici: un picnic, una notte brava e poi un lavoretto estivo, da cameriera come al solito. Guardando il paese con un sguardo diverso da quello con cui era partita per studiare in città, si accorge che c’è un ombra dentro alcuni abitanti: i più vecchi soprattutto, quelli che ricordano la tragedia del monte Prestavel, dei bacini, del fango che quel giorno venne giù e distrusse tutto. Molti, però, non vogliono ricordare. Non tanto la tragedia, ma quello che avevano prima, una casa, una famiglia, un amore. Ad altri basta l’odore del fango ancora ben stampato nelle narici. Eppure Anna ed i suoi amici ne sanno poco e nulla di quella storia, loro sono venuti dopo, hanno avuto la fortuna di non vedere le differenze, il prima ed il dopo quel luglio 1985, eppure Anna vuole sapere…

Il fatto. 19 luglio 1985, il crollo dei bacini di decantazione dei fanghi sterili della miniera del monte Prestavel. Avvenne tutto in pochi minuti. L’abitato di Stava, frazione di Tesero, venne sommerso da più di 180.000 metri cubi di acqua e fango che distrussero edifici e case e causarono la morte di 268 abitanti. La costruzione dei bacini risale al 1961 e già nel 1975 la loro stabilità era stata messa in discussione, ma inutilmente. Responsabilità e risarcimenti vennero chiariti solo nel 1992, dopo quasi dieci anni. L’introduzione si fa carico della parte più faticosa, spiegare e scendere nei dettagli più tecnici della tragedia e con essi tentare di colmare quel vuoto generazionale che è al centro della graphic novel: il confrontarsi con un orrore passato, ma un orrore locale, vicinissimo, che ha cambiato le vite di molti intorno a noi ed in qualche modo anche le nostre. E scoprire la necessità di riviverlo - senza però averlo vissuto veramente - a insieme a coloro che lo ricordano e che lo hanno sperimentato in prima persona. L’estate in cui Stava ci venne a cercare mette assieme questi due momenti, uno più informativo, di denuncia, l’altro più personale e diretto - ed attualizzato - innestando su Anna le problematiche di chi sente la tragedia come una propria eredità, ma non avendola subita deve cercare un confronto altrove, riesumando i ricordi di coloro che invece cercano di dimenticare.



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