La città senza nome

La città senza nome

La città senza nome è una grande metropoli, crocevia commerciale per diverse etnie differenti. Attualmente è sotto il comando dei Dao, ma non tutti in città sono favorevoli al loro dominio militarizzato. Kaidu è appena arrivato in città per il suo addestramento militare: a richiamarlo all’accademia, più che l’amore per le armi e il combattimento, è la presenza di suo padre che non ha mai conosciuto. Suo padre ha un’idea diversa dal resto dei Dao, per quanto riguarda l’amministrazione della città: vorrebbe un consiglio di pari fra le etnie che la abitano, ma i vertici militari non sono d’accordo su questa apertura. Più che all’addestramento, il giovane Kaidu è interessato a esplorare i vicoli della città, i suoi colori e i profumi del cibo che si sprigiona dalle bancarelle di strada. Nessuno si fida di lui, i Dao e il loro dominio sono uno dei mali più evidenti della Città senza nome. Durante una delle sue fughe dal palazzo, Kaidu incontra Ratto, una ragazza con cui stringe poco a poco un rapporto di amicizia. I due stringono un patto, in cambio di quotidiane e abbondanti razioni di cibo quella ragazzina di strada deve insegnare a Kaidu a correre veloce quanto lei, saltare sui tetti e superare i propri limiti. Ratto in realtà odia l’etnia Dao, sono infatti loro ad avere ucciso i suoi genitori molti anni prima, durante l’ennesima guerra per la conquista della città…

L’ambientazione de La città senza nome si ispira all’antica Cina: tetti spioventi, abiti militari che riprendono le maglie e le balestre del popolo asiatico ai tempi dell’Impero, arazzi e antichi libri nei colori brillanti tipici dell’antica potenza cinese. Eppure la metropoli in cui la storia è ambientata, divisa e contesa fra così tante etnie in lotta fra loro, ricorda molto di più Gerusalemme, la città rivendicata da tanti popoli, ognuno dei quali la chiama con un nome differente, proprio come accade in questa opera di Hicks. In realtà lo scenario pseudo-storico serve all’autrice per mostrare ai propri lettori una storia di amicizia e rivalsa, in cui il nemico è tale solo fino al momento in cui non si sceglie di creare con lui un legame che vada al di là di ciò che abbiamo sempre creduto e reputato vero. Le ragioni dell’altro e il punto di vista delle minoranze sono infatti il fulcro della storia, che si caratterizza come una narrazione di azione in cui i due nuovi amici, Kaidu e Ratto, dovranno affrontare pregiudizi e odio per trovare il loro posto nel mondo e nella loro Città senza nome. Picaresco e dinamico, il fumetto è adatto sia a ragazzi che a chiunque ami il genere di avventura. Lo stile di disegno è cartoonesco, ed è evidente l’ispirazione manga nello studio dei personaggi principali. I colori, di Jordie Bellaire, sono vividi e perfetti ad esaltare una città multiculturale e caratterizzata dalla convivenza, non sempre pacifica, di molti popoli differenti. Il primo numero dell’opera fa parte di un cofanetto di tre volumi.

LEGGI L’INTERVISTA A FAITH ERIN HICKS



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