La fine della ragione

Una bambina malata. Tosse, febbre, dolori al petto e alle spalle, giace pallida e spaurita nel suo letto, sotto pesanti coperte, alla luce di una candela, in una stanza spoglia. Il padre è disperato, chiede aiuto alla sua comunità e i membri del villaggio non si tirano indietro, ognuno suggerisce il suo rimedio preferito tra i pochi ormai disponibili: bagni con lo spirito, chiodi di garofano, fiori di Bach, Oscillococcinum, aromaterapia, mele. La sua anziana madre cerca di rassicurare l’uomo: la saggezza popolare guarirà la piccola. E se non bastasse? Si chiede angosciato il padre. Se non bastasse, vuol dire che il destino ha voluto così. E nessuno può fare niente contro il destino, nemmeno le madri: la frecciata della vecchia è diretta alla madre della bambina, che sta partendo dal villaggio in cerca di una cura per sua figlia. “Una madre non è ragionevole. Una madre non può accettare. Una madre non può restare ad attendere che il destino si compia”. È diretta in un luogo leggendario, avvolto da un cupo mistero, un luogo quasi maledetto, il Sasso. Una montagna di quasi duemila metri nelle cui viscere in un lontano passato gli uomini hanno scavato e costruito un laboratorio scientifico unico al mondo. Le leggende dicono che là, sotto terra, vive ancora una comunità di persone che usa la scienza, che non si è arresa alla violenta decrescita e all’oscurantismo imposti dalla rivoluzione populista. La madre spera che quegli uomini abbiano anche le medicine che possono guarire la bambina…

Il secondo titolo della neonata Feltrinelli Comics curata da Tito Faraci, il primo firmato da un autore italiano, è questo La fine della ragione di Roberto Recchioni (John Doe, Asso, Orfani, Dylan Dog). L’oscurantismo a cui allude il titolo – parliamoci chiaro – è quello promosso e incarnato dall’elettorato di Movimento 5 Stelle e Lega, quel “popolo del web” formato “all’università della vita” che oggi domina la società italiana, con il suo corollario di complottismo, rabbia, disprezzo per le istituzioni, diffidenza verso la scienza, la cultura accademica e i media, antivaccinismo, amore per le medicine alternative. Recchioni butta giù un’invettiva da social network contro questa “area culturale” e la trasforma in un qualcosa a metà tra pamphlet politico e favola distopica: in un’Italia futura ridotta al Medioevo (e in flashback vediamo come), una giovane madre si ribella al fato ineluttabile della sua bambina – destinata alla morte se “curata” con omeopatia e fiori di Bach – e parte per un viaggio tra il deserto e le rovine in cerca di antibiotici e antivirali, armi ormai leggendarie che solo in un’enclave isolata dal mondo e popolata da discendenti di scienziati e medici si continuano ad utilizzare. Sarà l’inizio di una “reconquista” del pensiero scientifico, una fiammella che si accende nel buio? Il racconto – che è chiaramente un pretesto, tanto che lo stesso Recchioni (che interviene meta-letterariamente spesso nel corso di questo graphic novel che infatti non è un graphic novel) ad un certo punto specifica che avrebbe potuto far vivere alla donna durante il viaggio rutilanti avventure ma non lo ha fatto perché non voleva annacquare il messaggio – lo lascia sperare, ma non ci dà certezze. Veemente nella sceneggiatura, nello stile grafico e nelle intenzioni, La fine della ragione paga l’eccessiva energia cinetica con frequenti sbandate e lascia nel lettore (anche quello che condivide le posizioni dell’autore) un sapore come di imperfezione.



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