Le lacrime della bestia

Le lacrime della bestia

Un uomo sposato e con un figlio fa un duro lavoro in una fabbrica di Tokyo. Per lui la città è stata la via di fuga migliore dal passato. Anche per sua moglie. È tornando a casa, un giorno, che rivede Yota tra la folla. Yota è il suo passato. Yota è la bestia dalla quale è fuggito insieme alla moglie. Yota è l’uomo cattivo. Oggi ha un aspetto misero e deprecabile, forse è in cerca di perdono... Yamano è un vecchio signore stanco della vita. Molto apprezzato da chi lo conosce, ma con un segreto. Il vecchio Yamano è un feticista di scarpe e piedi. Frequenta delle prostitute per il solo gusto di far indossare loro scarpe e stivali, ma cosa succede quando la voglia di scomparire per sempre ha il sopravvento? Moroboshi era uno speculatore finanziario. Bravissimo e senza troppe remore nel portare avanti il suo lavoro. Eppure, una crisi finanziaria può rovinare la vita anche di un uomo così risoluto. Disoccupato, ingrassato ed “in bassa” con la moglie, Moroboshi inizia a correre. Prova una sensazione bellissima. Quella di sentirsi di nuovo sano ed in forze. Fino a che non scopre i vantaggi di correre all’indietro. Correndo così per lui il tempo scorre al contrario. Correndo così inizia a ringiovanire... Agawa è uno studente giapponese che vive a Parigi. Agawa è innamorato di Françoise, una ragazza bellissima. Il loro rapporto è strano. Lei corregge la sua pronuncia francese e la pronuncia di Agawa è pessima. Per Agawa Françoise è un mondo inesplorabile, per Françoise Agawa è solo il compagno di studi che non sa parlare francese. Eppure lei diventa una ossessione ed Agawa sprofonda...

Secondo volume della collana gekiga dedicato ad uno dei padri fondatori del genere, Le lacrime della bestia è forse ancora più audace e tagliente del precedente Crocevia. Sempre sentite ed esaustive le pagine d’introduzione di Igort che ci tratteggiano un Tatsumi uomo ed autore dalla vita non facile, un animo mite che si confrontò con le difficoltà – economiche ed editoriali ‒ di scrivere storie non per il palato del grande pubblico e che nonostante questo divenne un maestro, una guida per alcuni autori a lui simili e coevi che intrapresero la stessa scelta artistica. Il gekiga come genere persegue un realismo assoluto, si sviluppa in Giappone negli anni ‘50 e si affianca a quella produzione più dinamica ed avventurosa e più accessibile anche ai mercati stranieri. Questo ha fatto sì, nel caso italiano, che un autore come Tatsumi sia giunto sui nostri scaffali con gran ritardo, anche se qualsiasi lettore di manga di lunga data non stenterà a trovare nei racconti di Tatsumi qualcosa di ugualmente nuovo e di rottura. La caratteristica di Le lacrime della bestia che va sottolineata è questa aderenza al reale che va a stanare i lati più oscuri e morbosi dell’animo umano, più precisamente Le lacrime della bestia batte il sentiero delle solitudini, spesso non così palesi, mai miserrime, ma nascoste, covate e vissute fino alla degenerazione, all’esplosione incauta e umana, a volte debole a volte folle e Tatsumi riesce a sintetizzare nelle poche pagine di cui è composto ogni racconto. A fine lettura rimangono il silenzio, la commiserazione e la contemplazione di una manciata di vite raccontate con l’occhio attento di chi ha saputo raccontare le miserie e le scomodità senza un filtro edulcorante o fantastico.



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