Le lacrime di Ezechiele

Le lacrime di Ezechiele
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Bette fa la pittrice ma non ha in programma altre mostre dopo quella del gennaio passato, vive a Parigi, dove si occupa pure di un bistrot, in una casa decisamente male in arnese in cui molto spesso si trova anche il suo fidanzato, Simon, ha un amico, Michel, che un giorno la viene a trovare per portarle il dvd di un documentario di quattro ore su uno strambo fumettista – il titolo è Le lacrime di Ezechiele – e che si trova lì nel momento in cui riceve la notizia di cui non avrebbe mai voluto venire a conoscenza: è morto François, lo zio nella cui casa, ormai una catapecchia - occupata per lungo tempo abusivamente da una donna pazza e violenta – invivibile in cui ci si può al massimo introdurre di nascosto solo per cercare qualche ricordo del passato, tra macerie e fumetti pornografici, ha abitato da piccola con la sorella Sophie, mentre l’unione dei suoi genitori si sfascia tra amanti vari. Accompagnata da Michel Bette dunque parte, partecipa al rito funebre, vede di nuovo l’insopportabile e venale zia Nicole e viene assalita dalla musica delle rimembranze. E quando finalmente le compaiono davanti agli occhi le immagini del documentario, le pare proprio che il protagonista le sia incredibilmente già noto…

“Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia”, diceva qualcuno: in realtà la cosa in assoluto più bella della giovinezza è proprio il fatto che fugga, che alla fine si cresce, si diventa adulti, si matura, si supera l’insicurezza, l’incertezza, la sensazione di essere sbagliati e il passato lasciandosi tutto definitivamente alle spalle. Anche perché se non si riesce a oltrepassare la giovinezza vuol dire che si muore in età da ragazzi, e non è proprio la cosa migliore che possa capitare, anzi. Crescere però non è facile, e Bette, che non è una bambina, ancora non ha trovato il suo posto nel mondo: il recupero del suo diario d’adolescente la costringe a fare i conti con quello che è stata, con le scelte che ha compiuto e subito, con il trauma che ne ha determinato l’esistenza. Oltretutto è un’artista, ha quindi una sensibilità particolare attraverso la cui lente osserva il mondo: Matthias Lehmann, con straordinaria solidità narrativa e una compiutezza lirica magistrale, dipinge a tinte vividissime un’allegoria formidabile del male di vivere, della ricerca della felicità, dei rapporti con la famiglia, gli altri, il mondo.



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