Le ragazze nello studio di Munari

Le ragazze nello studio di Munari

Fabio ha tre donne. Ha tre ragazze. Litiga, fa l’amore, parla, scherza, ma non sempre con la stessa persona. Per Fabio è normale. Non riesce ad avere un rapporto normale. Chiara, Fedra, Sonia. In teoria, nessuna sa delle altre, ma la realtà è ben diversa. Certi segreti alla fine si svelano per puro caso. Fabio fa il libraio. Si occupa di libri usati, libri rari e di antiquariato. Ha una piccola libreria ed una parte della libreria, sul retro, è adibita ad abitazione. Per le ragazze ha avuto sempre attrazione. È un bel ragazzo, è colto, ha persino un romantico soppalco. Ammalia, tradisce e poi sa starci anche male! Con le donne non fatica molto, ha un suo gusto artistico ben sviluppato e definito, gli piacciano anche l’arte ed il cinema e soprattutto ha un reverenziale ammirazione per Bruno Munari, per la sua visione all’arte e il suo modo di pensare. Per Fabio, l’elaborazione delle idee praticata da Munari, è facilmente applicabile anche all’approccio alle ragazze. Ma non è solo questo. Fabio ha anche un vizio. Va fuori tema con estrema facilità. Se pensa a quanto lo attraggano i capelli di una bella fanciulla, finisce per pensare ad un film francese, con quelle inquadrature così studiate, con dei controcampi ad hoc per far risaltare questo o quel particolare. Chiara aveva dei bei capelli, peccato che non le piaceva farsi fotografare, ma lei è solo una delle tante…

Torna in libreria con Bao Publishing la graphic novel che Baronciani diede alle stampe con la compianta Black Velvet nel 2010. Nuova copertina, ma intatti i contenuti e le tavole interattive che già colpivano nella prima edizione. Pagine trasparenti, buchi attraverso cui guardare la scena successiva, lettere da aprire e persino il vello di una pecora da poter sfiorare con le dita. Queste le scelte grafiche più eccentriche che, però, vanno ad integrare una linea chiara del tratto semplice e netto, che non ama griglie e reticolati e che spazia all’occorrenza dal classico schema a due vignette a grandi tavole doppie, inserti a colori monocromatici e tavole composte da una unica piccola didascalia. Baronciani traccia in questo modo il diario interiore del suo protagonista, il suo rapporto discontinuo e non altrimenti con le donne, il suo bisogno di sedurre, ma soprattutto di trovarsi sedotto senza però, poi, rincorrere un legame definitivo. Nume artistico e maestro d’arte e di vita è la figura lontana di Bruno Munari, che Fabio reclama come punto di riferimento costante. Le riflessioni sull’arte si plasmano con quelle sulla vita fino a definire per Fabio canovaccio esistenziale vero e proprio, figlio di una fascinazione autoriale che il Munari esercita su di lui. Tutto ciò porta, chiaramente, ad una lettura a strati, laddove dal particolare ci si addentra nel generale, nella digressione estetica che per il protagonista sembra un tic incontrollabile, come se la sua stessa persona rimbalzasse magneticamente dalle proprie vicissitudine personali alle passioni artistiche, tra cinema, letteratura e design.Un prodotto, quindi, ben confezionato che poggia sicuramente più sulle particolarità di un layout originale che non su di una storia vera e propria, che, evidentemente, vuole diventare un veicolo di riflessione più eclettico.



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