Le strade di sabbia

Le strade di sabbia
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Sei in libreria - in quella bella libreria del centro sempre piena di gente simpatica, cogli scaffali traboccanti di roba stupenda - e ti stai sfogliando in santa pace un albo di Tintin quando ti squilla il telefonino. Maria, tua moglie: "Spero tu non ti sia dimenticato che giorno è oggi". Nooo, figuriamoci! Cominci ad annaspare tentando disperatamente di ricordare, e farfugli qualcosa a proposito del vostro anniversario. Buon tentativo, ma risposta sbagliata: dovete vedervi in banca... ehm, dieci minuti fa - per firmare l'ipoteca dell'appartamento. Menti clamorosamente affermando di essere in metro diretto alla banca e intanto acquisti un pupazzo di Corto Maltese a dimensione naturale, poi chiami Saverio al telefonino per disdire l'apppuntamento che avevate al pub per una birretta. Ma il tuo amico protesta veementemente - sono mesi che cercate di incontrarvi e non ci riuscite mai - e quindi accetti di vederlo un paio di minuti, giusto una birra veloce. Morale della favola, esci dal pub a venti minuti dalla chiusura della banca. Tua moglie Maria forse ha ragione: vivi proprio sulla Luna, eh. Se arrivi in ritardo stavolta non ti perdona. Cammini velocemente, con l'enorme pupazzo sottobraccio, e a un tratto pensi: se taglio per il Quartiere vecchio forse ce la faccio. Una assurda speranza ti invade, e di buona lena imbocchi le stradine contorte e deserte. Passano pochi minuti e ti sei irrimediabilmente perso. Provi a chiamare Maria ma il telefonino non ha campo, continui a camminare e a camminare e va a finire che si fa sera e si accendono i lampioni. Cazzo, non hai incontrato ancora una sola persona. D'un tratto, l'insegna rossa di un certo Hotel la Torre, mai sentito. Entri e trovi una bella signora con gli occhiali alla reception che parla con una cameriera e sembra non accorgersi di te, se non per equivocare e credere che tu voglia prendere una camera. Che poi in fondo non è una cattiva idea, con la stanchezza invincibile che si è impadronita di te. Sali le scale dell'hotel con la chiave in mano ed entri nella tua camera. La trovi occupata da uno strano omino seduto a una scrivania, che a malapena ti degna di uno sguardo. Ti siedi su un letto e il sonno ti vince...
A partire dal titolo, il destino de Le strade di sabbia non può che essere quello di far venir voglia di scomodare modelli letterari e artistici: Borges, certo, ma anche Kafka, Melville, Poe, Escher, Beckett, Pieter Brueghel il Vecchio, Shakespeare, Stephen King (il conte Diogene non vi sembra uscito dalle pagine de Le notti di Salem?), finanche Carroll che Paco Roca cita in apertura di graphic novel. Ma la nuova storia a fumetti di questo grande, grandissimo talento europeo non può essere ridotta a un tourbillon di citazioni e richiami, per quanto colti. Perché è la “materia stessa dei sogni” che l’autore modella con la maestria dell’anziano artigiano, malgrado la giovane età. E non comune è la sensibilità con la quale Roca disegna la sua galleria di personaggi, dal ‘bamboccione’ protagonista senza nome (“siamo gli unici tra i nostri amici che ancora non hanno comprato casa”, lo accusa la giudiziosa moglie-grillo parlante) al personale del misterioso Hotel La Torre (di quali insondabili profondità si nutre il rapporto tra la rigida, perfettina Ester e il pingue signor Rueda? Possiamo solo intuirlo), dal magnifico anziano maniaco-compulsivo che rimane bloccato da tempo immemore a controllare e ricontrollare il contenuto della valigia con la quale deve fuggire e quindi non fugge mai (che splendida metafora della nostra vita quotidiana) al bizzarro signor Rosario Deiventi, cartografo dell’impossibile. Un fumetto magnifico, meno struggente del precedente Rughe ma più frizzante, colorato, imprevedibile.

Leggi l'intervista a Paco Roca

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