Max Bunker — Una vita da Numero Uno

Max Bunker — Una vita da Numero Uno

Max Bunker – al secolo Luciano Secchi – nasce a Milano il 24 agosto del 1939. Il suo pseudonimo deriva da un soprannome che gli fu dato dagli amichetti ancora bambino, nel 1945 quando i più piccoli erano costretti a inventarsi stratagemmi per divertirsi in mancanza dei giocattoli. Andava di moda il gioco delle isole – ogni bambino doveva delimitare con una X una propria area e darle il nome di un’isola; il piccolo Luciano aveva sentito la notizia alla radio del suicidio di Hitler nel suo bunker e, pensando che il bunker fosse per l’appunto un’isola aveva scelto questa parola per denominare il proprio spazio. Max Bunker inizia la sua carriera nel mondo del fumetto a vent’anni lavorando per l’editore Andrea Corno come traduttore di Flash Gordon. Sono le origini della sua passione per i comics statunitensi, che lo porteranno negli anni a lanciare varie produzioni con un occhio di riguardo al lavoro dell’amico Stan Lee. Le prime prove di Secchi alla macchina da scrivere come soggettista e sceneggiatore riguardano il fumetto western che negli anni sessanta aveva ancora una forte presa sui lettori, con il personaggio di Maschera Nera, un avvocato che decide di vestire i panni del vendicatore. Le sue storie incontrano i gusti del pubblico e sollecitano lo scrittore milanese a continuare a percorre la sua strada professionale, dando alla luce una serie di personaggi che oggi sono considerati dei classici del fumetto italiano, attraverso cui Secchi inizia a delineare i caratteri del suo stile narrativo. Collabora con lui alle matite Paolo Piffarerio che però, impegnato nella produzione di cartoni animati anche per lo storico Carosello, non potrà sostenere Bunker nel momento in cui si affermerà in modo definitivo presso i lettori. Arriviamo così al 1964. Due anni prima le sorelle Giussani avevano dato vita alla saga di Diabolik con i disegni sul primo numero del fantomatico Angelo Zarcone, personaggio destinato a segnare una prima svolta verso un fumetto più maturo, libero dai vincoli morali bacchettoni del dopoguerra che imponevano eroi capaci solo di azioni encomiabili, che parlavano un linguaggio censurato nei minimi dettagli e non avevano alcuna pulsione sessuale. Luciano Secchi però pensa che si può andare ben oltre e nell’agosto del 1964 crea Kriminal, protagonista di una serie caratterizzata da atti di violenza e da componenti erotiche che rivoluzionano completamente il modello narrativo predominante. Anthony Logan - il vero nome di Kriminal - è un delinquente senza scrupoli, capace di uccidere con estrema violenza chiunque si metta sul suo cammino, senza fare eccezioni per donne o anziani. Nel numero cinque Omicidio al riformatorio, considerato l’albo in cui Bunker delinea in modo completo il suo personaggio, nell’immagine di copertina il malfattore strangola con le sue mani una ragazza seminuda. Alla fine dello stesso anno appare nelle edicole la versione al femminile di Kriminal, la bella Satanik, una donna fatale dai capelli rossi che commette nefandezze di ogni genere. Come già detto gli impegni in altri lidi impediscono a Piffarerio di partecipare alla rivoluzione inaugurata da Bunker – così verrà ricordata l’uscita nelle edicole da questi fumetti noir – che si affianca a un giovane talentuoso disegnatore bolognese, Roberto Raviola, a cui sarà lo stesso Luciano Secchi a dare lo pseudonimo di Magnus. La coppia Magnus & Bunker realizzerà varie produzioni, tra cui il fumetto di fantascienza Gesebel e Denis Coob, un’interpretazione di James Bond, sottoponendosi per alcuni anni a ritmi di lavoro esasperanti, fino a quando assegneranno i loro eroi ad altri autori per concentrare le loro energie su un nuovo e ancora più innovativo prodotto, la serie umoristica di Alan Ford…

Sceneggiatore, saggista e critico del fumetto, Moreno Burattini, di origine pistoiese, è il curatore dell’ormai storica collana della Sergio Bonelli Editore dedicata a Zagor, personaggio per cui ha iniziato a scrivere nel 1991 fino ad arrivare a superare lo stesso creatore della serie Guido Nolitta – pseudonimo del compianto Sergio Bonelli – nel numero di storie pubblicate. Vincitore di vari premi a riconoscimento della sua carriera, Burattini aveva iniziato a muovere i primi passi nel fumetto lavorando ai personaggi di Lupo Alberto e Cattivik, per poi approdare alla Bonelli scrivendo anche alcune avventure de Il comandante Mark, altro personaggio protagonista di storie con ambientazione western. Tra le recenti pubblicazioni del fumettista toscano da segnalare due saggi usciti nel 2015 che testimoniano il suo costante interesse per lo studio della nona arte: il volume Moreno Burattini. Dalle storie dell’orrore a Zagor e Cico, l’arte e il mestiere di fare fumetti che riassume i suoi venticinque anni di carriera, e uno studio dedicato all’opera di Guglielmo Letteri sulle pagine di Tex intitolato per l’appunto Tex secondo Letteri. Con la biografia dedicata a Max Bunker Burattini ripercorre con un occhio critico i momenti fondamentali dei sessant’anni di instancabile lavoro del maestro Luciano Secchi, descrivendo i suoi rapporti con l’editore Andrea Corno e con i disegnatori e gli interessi che hanno mosso la sua produzione artistica. Emerge il costante interesse dello scrittore milanese per le vicende politiche e sociali che hanno segnato la storia del Paese nella seconda metà del XX secolo, riversate nei suoi fumetti. A iniziare da Kriminal e Satanik che con la loro crudeltà e la loro immoralità rispecchiano la società in cui vivono, fatta di opulenti ricconi disonesti e di personaggi subdoli, una caricatura della classe abbiente italiana dal dopoguerra agli anni di piombo. Ma è con Alan Ford e la maturazione di uno stile umoristico tagliente e incisivo che Bunker ha dato le sue interpretazioni più riuscite e Burattini non manca di concentrarsi su questa fortunata serie citando alcuni albi presi ad esempio. Da Una gita a San Guerreta in cui Secchi punta l’indice sui finanziamenti che negli anni ’60 e ’70 gli Stati Uniti elargivano ai dittatori sudamericani per arginare l’avanzata del comunismo da Cuba, a Ospedale San Demente inequivocabile parodia della malasanità italiana. E poi gli albi Frit Frut – allusivo alle contestazioni dell’Autunno caldo del 1969 - o Il cane da un milione di dollari dove compare per la prima volta la mascotte canina del gruppo TNT il Cirano – con una critica sulla diversità di trattamento nelle vacanze popolari in base al livello economico dei villeggianti - o Bombafobia – ispirato dagli attentati del 1969 che ebbero il loro apice il 12 dicembre con i fatti di Piazza Fontana. Burattini ci offre una panoramica esaustiva sulla produzione di Max Bunker fino ai personaggi più recenti, come Beverly Kerr o Kerry Kross, che non si esaurisce a un’attenta disamina dell’opera dell’autore milanese. Da buon addetto ai lavori l’autore vuole dimostrare lo studio costante a cui ci si deve sottoporre per lavorare nel fumetto a ogni livello, la necessità di mantenersi costantemente informati sull’attualità e la indispensabile cultura letteraria – non potevano mancare le citazioni delle versioni alanfordiane di alcuni classici, a iniziare dalle opere di Shakespeare.



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