Memorabilia

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Siamo nello studio di Sergio Ponchione. Sergio sta lavorando a qualcosa, quando suona il campanello. È un ragazzo più giovane. Anche egli è un disegnatore, ma ha assolutamente bisogno di consigli. Sergio allora gli parla della triade DKW, ovvero Ditko, Kirby e Wood. “Sono stati tre pilastri unici e irripetibili del fumetto americano. Se vuoi fare bene questo lavoro non puoi non conoscerli”. Sergio indica un punto nel vuoto nell’aria, là una macchia irreale si sta materializzando e pian piano prende la forma della lettera D, la D di Ditko. Ed il ragazzo vede: New York ed i suoi grattacieli. In uno di questi vive un uomo. Non è interessato ai soldi. Ne avrebbe dovuti avere molti per quello che ha creato, ma il suo unico desiderio è continuare a disegnare. Di lui, oggi, si sa poco, l’unica sua fotografia pubblica risale al 1959. Per il resto basti sapere che le sue matite hanno dato vita ad un pantheon di eroi di diverse case editrici ed ecco apparire allora l’Uomo Ragno, il Doctor Strange, l’enigmatico The Question, il secondo Blue Beetle, Capitan Atom ed Hawk & Dove. Il giovane ospite di Ponchione è stupito, ma qualcosa può conservare di quella visione, è un libro, Strange and Strangers, The World of Steve Ditko. Ma ora è tempo di una seconda visione, perché nell’etere sta apparendo un’altra lettera, la K, la K di Jack Kirby…

Il trittico DKW di Ponchione uscito nel 2013 per Comma22 si trasforma in questa nuova edizione Oblomov in un volume più completo e gustoso. Se, infatti, nella prima edizione le lettere del titolo stavano per Ditko, Kirby e Wood, ora sono presenti anche le sezioni dedicate a Will Eisner e a Richard Corben. Ponchione dedica, così, a questi “papà” e leggende del fumetto statunitense delle brevi storie, o per meglio dire, delle piccole elegie celebrative che, lontane dal voler essere delle affrettate biografie, ritraggono il quid artistico e personale di questi grandi autori in modo essenziale ed efficace. Ponchione riesce ad andare al nocciolo delle loro personalità, a racchiudere in poche vignette tutto il senso di una vita dedicata ai fumetti. Interessante è pensare poi che questo tributo arrivi da parte di un autore italiano, un autore giovane che, per dirla alla Cognetti, è andato a pescare nelle acque americane, quelle veramente profonde… e con gran sensibilità. Sì perché Ponchione non ci parla di tecniche e trucchi del mestiere, ma delle persone dietro al pennello, la matita e la gomma. Dalle premesse della storia di cornice, Kirby, Ditko Wally Wood sono tre esempi di grande maestria sì, ma non sempre riconosciuta. Le sole traversie legali di Kirby con la Marvel la dicono lunga, eppure il Re non ha mai smesso di disegnare, Steve Ditko ha scelto la strada dell’anacoreta, eppure, senza che lo conoscano, oggi milioni di giovani fans seguono assiduamente il suo eroe appeso alle ragnatele. E Wood? Wood si è addirittura sparato, dopo una vita di arte ed alcolismo. La lezione di Ponchione, quindi, è chiara. Da quello che sappiamo le aggiunte di Corben ed Eisner non saranno le uniche e probabilmente la matita di Ponchione racconterà altre storie di altri maestri. Sarebbe bello vederlo alle prese con il Maestro Byrne, il grande Joe Kubert e, ci permettiamo di suggerire, Gil Kane.



 

 

 

 
 
 
 

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