Nyarlathotep

Il mondo sembra in preda a una misteriosa malattia. La tensione sociale è alle stelle, milioni di persone sfilano per le strade e danno vita a scontri sanguinosi con la polizia. Ma non è questo a terrorizzare di più la popolazione: è la strana, opprimente e pervasiva sensazione “di un abominevole pericolo fisico, un pericolo da cui nessun luogo è al riparo” e che tutto minaccia. In città le persone camminano accanto ai muri, pallide e preoccupate, “mormorando avvertimenti e profezie”. Sul Paese grava come una pesante, invisibile cappa un inspiegabile senso di colpevolezza collettivo, e anche la Natura sembra soffrire: le stagioni impazziscono, un afoso grigiore autunnale domina angosciante tutti i mesi. È come se l’universo non fosse più sotto il controllo delle forze che da milioni di anni lo reggono, ma in mano a entità diverse e sconosciute. Questa è la situazione in cui un enigmatico individuo che afferma di chiamarsi Nyarlathotep, discendente di una stirpe antichissima, inizia a far parlare di sé prima in Egitto, poi in Occidente. Ha un fascino irresistibile, suscita il timore e la venerazione di chi lo incontra, afferma di “aver attraversato l’oscurità di ventisette secoli” e di aver intercettato messaggi che non sono di questo mondo…

Il duo francese costituito dallo sceneggiatore Rotomago, fanatico di Alberto Breccia, e dal disegnatore Julien Noirel ci regala la breve versione illustrata (non ci sono balloon e le didascalie contengono quasi integralmente il testo originale) di uno dei racconti più visionari e inquietanti di Howard P. Lovecraft. L’atmosfera onirica non è casuale: lo stesso Lovecraft rivelò in una lettera del dicembre 1920 al poeta Rheinhart Kleiner che il racconto è la trasposizione più o meno fedele di un terribile incubo nel quale lui si trovava ad assistere allo “show” di un misterioso conferenziere itinerante che terrorizzava il pubblico mostrando immagini cinematografiche apocalittiche e strani aggeggi elettrici, suscitando una sorta di isteria collettiva. Questo oscuro imbonitore, trasfigurato dalla fantasia di Lovecraft, è diventato una sorta di Anticristo, un araldo degli Dei Esterni capace di assumere forma umana e mostrare all’umanità la via dell’apocalisse. L’atmosfera angosciante e allucinata del racconto originale è resa abbastanza bene dalle illustrazioni di Noirel (che a me ha ricordato lo Steve Dillon di Preacher ed Hellblazer), spesso a piena pagina e colorate in modo cupo ed elegante. In appendice c’è il breve componimento poetico che Lovecraft ha dedicato a Nyarlathotep, accompagnato stavolta da illustrazioni in bianco e nero.



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