Orientalia

Orientalia

Venezia, 1838. la città è sotto l’occupazione austro-ungarica. I soldati si aggirano per la città. Stanno cercando il Fontego dei Turchi. La ricerca sembra più ardua del previsto. Troppe stradine, ponti e vicoli. Il Fontego è un antico palazzo veneziano. Lo chiamano così perché nel ‘600 venne destinato ad ospitare i commercianti turchi ed il loro mercato; ora è un edificio in disuso, di turchi in città non ve ne sono più. Tranne uno, che del Fontego ha fatto la sua casa. Il suo nome è Saddo Drisdi e proprio lui i soldati stanno cercando. Eccoli imbattersi in gruppetto di ragazzini che giocano per strada a massa-pindolo. Si tira in aria un pezzo di legno e poi lo si colpisce con la mazza. Il legno, però, finisce in testa al soldato sbagliato, addirittura al capitano e così inizia un imprevisto inseguimento tra i vicoli della città. In questo “guardie e ladri” improvvisato, i ragazzi trovano rifugio proprio nel Fontego, mentre le guardie continuano a cercarli invano. Là, sono loro a trovare Saddo Drisdi. All’inizio sono titubanti di fronte a quel turco. Le mamme dicono che i turchi sono cattivi, ma Saddo risponde subito a tono e cattura l’attenzione dei ragazzi. Cosa sanno loro dei turchi? E della loro città? Il confine tra il popolo di Venezia e quello turco è così indistinto: ci sono storie da ricordare, personaggi da conoscere, le vite di Venezia e Costantinopoli si sono intrecciate così tanto nei secoli! È esistita persino una sultana veneziana! E Saddo inizia a raccontare...

Orientalia è sicuramente un elogio alla città di Venezia, alla sua storia ed alla sua genesi potremmo dire “meticcia” che nel passato ha visto l'influenza araba innestarsi nel suo DNA e lasciare segni concreti sulla sua pelle. Tra cultura, personaggi e fatti storici i due autori raccontano la Serenissima del passato attraverso le parole di Saddo Drisdi, l’ultimo turco rimasto nella città, che ha come interlocutori un gruppo di giovanissimi, una sorta di traslazione della voce degli autori rivolti verso i lettori stessi e attraverso l’aneddotica e la rievocazione di ciò che fu è palese il grandissimo lavoro di ricerca alle spalle di Orientalia, laddove ricostruzione storica ed affabulazione trovano il giusto connubio nella formula dei racconti sparsi che vanno a intessersi in un arazzo più grande e che si dipana nel tempo. Da notare anche la scelta dei personaggi: sia Saddo Drisdi che il giovane Giorgio sono realmente esistiti (il ragazzo sarà il futuro patriota Giorgio Manin, attivo sia nella sua città che più avanti della Spedizione dei Mille a fianco di Giuseppe Garibaldi), una scelta che non cela la volontà di mettere la storia vera in prima fila e lasciar dietro la finzione come unicamente funzionale alla prima. Dal punto di vista grafico, i disegni di Tagliapietra hanno un gusto veramente retrò e piacevole, sono plastici, fisici e con dei picchi notevoli. Unica nota negativa, colorare i baloon di Saddo Drisdi a sfondo nero e con testo in bianco è stata una scelta che, almeno nella versione digitale, costringe a continui zoom per poterne leggere il contenuto e, considerando la loquacità del personaggio, ne risulta un obbligo assai fastidioso.



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