The Passenger

The Passenger

Un fulmine illumina gli ostacoli sulla pista di atletica “Duke Ellington” alla Georgetown University. James H. Sutton è solo, uno scatto, un salto e ancora un altro. “Lux sit”, rivela la stampa della sua t-shirt ormai fradicia di pioggia. Quella luce che spera di trovare nella terra del sole e degli agrumi, nell’autunno tiepido e accogliente della Sicilia in cui ha deciso di andare in viaggio di nozze con sua moglie, per vivere la loro dolce attesa. Mentre loro arrivano all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, da qualche parte nelle campagne siciliane un uomo fiuta il tradimento e abbandona il suo isolamento: attraverso un buco, come le talpe. Come i latitanti. Per Zu’ Masinu “un c’è chiù tempu”, è ora di vendicarsi, nonostante sia un re decaduto e senza più esercito. Venduto. I Brucigliano devono pagare, e con loro tutte le carogne. Il tunnel che il vecchio Masino Caligiuri utilizza per tornare alla luce è estremamente vicino all’autogrill in cui James e sua moglie si sono fermati per sgranchirsi le gambe, bere un caffè, comprare un orsetto di pezza per il bimbo che ancora dorme nella sua culla galleggiante, al sicuro dentro il ventre di sua madre. D’un colpo tutto cambia. Quando James torna alla macchina noleggiata poco prima all’aeroporto sua moglie è scomparsa. Al suo posto è seduto un vecchio che stringe in pugno una pistola. “Nun ti scantare e parti” gli ordina fissandolo negli occhi. Ma James invece ha paura. Per sua moglie, rapita da uomini senza scrupoli. Per se stesso, costretto a far tappa a Mondello e consegnare un pizzino a un certo Biagio, un vecchio infermo che in cambio gli porge un vassoio di pasticcini che proteggono nel cuore di ricotta una chiave da portare “al santo” da parte del suo fedele, ossequioso servitore. Così comincia una corsa per i meandri più oscuri di Palermo, nel cuore di una guerra non sua, ma che James deve combattere fianco a fianco con il vecchio don Masino se vuole rivedere vivo il suo amore…

C’è un giusto modo per parlare di mafia, o ne esistono tanti e differenti? Questo romanzo a fumetti sembra dire al lettore che ogni storia può rivelare la verità, anche prendendo percorsi diversi dall’ordinario. Non ci si addentra nelle ville riccamente adornate, nella mitologia della famiglia né fra i discorsi fra malavitosi, in The Passenger. La mafia, per il giovane protagonista americano, James Sutton, è un viaggio che non ha deciso di fare. Un accidente: non sembra la sua sostanza, ma qualcosa che si aggiunge alla sua vita suo malgrado. Durante i viaggi in macchina con don Masino Caligiuri, il vecchio capomafia gli racconta frammenti della sua storia. James e i lettori osservano insieme il latitante decaduto, ma ancora pericoloso per ciò che custodisce e conserva, un’agendina che riporta alla mente una delle pagine più nere della storia recente: quel 1992 in cui giustizia e verità sono state sepolte sotto le autobombe. Il ritmo è serrato, come in un thriller poliziesco statunitense. L’intreccio si dipana sotto gli occhi del lettore come fosse una pellicola: luoghi, volti, gesti e azioni hanno il sapore dei fotogrammi cinematografici. Il linguaggio delle tavole è insieme visivo e cromatico, così ci troviamo ora sul lungomare di Mondello, ora in Piazza Borsa a Palermo, poi nel profondo delle Catacombe dei Cappuccini e sulle pendici dell’Etna fino a scrutarne il fondo dell’infernale bocca. Sulla strada, in un viaggio al termine della notte, in cui pagina dopo pagina, fra inseguimenti e colpi di scena, si risale il fondo del pozzo. E si vede la luna, e con lei il riflesso di ciò che è stato (attraverso dei flash back illustrati nei toni del seppia, evocativi e crudeli) e di ciò che è, grazie alle piccole storie in cui si manifestano i grandi sentimenti, nel contrasto in chiaroscuro della vita: vendetta, dolore, giustizia, amore, verità.

LEGGI L’INTERVISTA A CARLO CARLEI E LELIO BONACCORSO

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