Patience

Patience
2012. Per Jack e Patience una fase magica della vita sta per iniziare. Il test di gravidanza parla chiaro. Lei è incinta e ben presto la loro esistenza cambierà radicalmente. Per vivere tranquilli, però, servono più soldi. Questa è la prima preoccupazione di Patience, disoccupata, ansiosa e con poche speranze di trovare un lavoro. Può fare affidamento solo su Jack e sul suo impiego come spedizioniere. Jack, però, non le ha sempre detto la verità. Non fa affatto lo spedizioniere, ma distribuisce volantini agli angoli delle strade per pochi dollari l’ora. È la sera in cui Jack decide di confessare tutto a Patience che, invece, il destino ha in serbo per lui una drammatica svolta. Rientrato in casa, trova la donna senza vita sul pavimento, uccisa da chissà chi e chissà perché. Per la polizia è un caso semplice. Il colpevole non può essere che Jack… 2029. Jack è un uomo cinico e svuotato ormai, i capelli bianchi e gli occhi perennemente nascosti da un paio di occhiali da sole. Quando una ragazza incontrata per caso gli confida che un suo amante sta lavorando ad una macchina del tempo, Jack è abbastanza disperato da crederci e da rubare quella fantastica invenzione…

Daniel Clowes è un autore di fumetti che negli anni ha abituato i suoi lettori a storie molto particolari, alternando generi diversi, mescolandoli, infrangendoli – e qui basterebbe citare lo stranoto Ghost World, divenuto anche un film con una giovanissima Scarlett Johansson, oppure David Boring o The Death-Ray – ma raccontando sempre dell’animo umano, spesso diviso o tormentato o comunque messo di fronte a qualcosa di irrisolto. Patience ruota proprio attorno ad una storia d’amore tronca, interrotta, che si risolve attraverso l’altro polo tematico della graphic novel, i viaggi nel tempo: e la bravura di Clowes è proprio nell’equilibrare questi due generi senza che l’uno pregiudichi l’altro. Se da un lato, infatti, abbiamo il Jack del futuro, i salti spaziali, bizzarre formule chimiche e l’imminente pericolo di paradossi temporali, dall’altro ritroviamo una Patience sempre ben ancorata nel reale, fragile e ignara del suo futuro. Anzi, lo scarto fantascientifico lavora su poche e semplici regole che non condizionano eccessivamente la trama, che resta ben tarata sul piano umano, tanto che la parabola di Jack non è tanto quella di “cosa potrebbe fare un uomo se fosse in grado di viaggiare nel tempo”, ma, restando su un gradino più alto, quella di “cosa sarebbe capace di fare un uomo se all’improvviso perdesse la donna che ama e il figlio che porta in grembo”. In altre parole, il forte realismo di base da cui Clowes parte non viene mai dimenticato o tradito, resta costantemente il primo motore del plot. Clowes sa dove eccedere e sa quando tornare indietro, quando sconfinare in fantatrip allucinogeni e quando giocare sui soli dialoghi tra i personaggi, sui loro punti di forza e sulle loro debolezze.

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