In the Pines – 5 Murder ballads

In the Pines – 5 Murder ballads
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Un patibolo, un uomo con il cappio al collo e una donna triste e silenziosa che lo osserva. L’uomo è accusato di omicidio, potrebbe scagionarsi, ma svelerebbe un segreto ed a farne le spese sarebbe proprio la sua amante… Una donna fugge nel bosco, una voce la chiama e riecheggia nel vento. Non c’è luogo dove la donna possa nascondersi, non c’è rumore che possa contrastare l’eco della colpa che la ossessiona, ma cosa spinge quella donna a fuggire e chi è il vero peccatore?... Una ragazza sta stendendo i panni nel cortile della sua casa. È sola ed in una zona isolata. Suo padre è in galera ed è proprio un galeotto quello che la sorprendono nella sua solitudine, ma allora perché la ragazza non mostra paura e lo fa entrare persino in casa?... A Taneytown è meglio non andare, soprattutto se sei di colore: basta poco per finire nei guai, in una zuffa di strada oppure appeso ad una corda con una debole accusa e poche prove contro di te…

Le murder ballads sono un genere musicale nato dalle classiche ballate inglesi e scozzesi, ma si distinguono da quest’ultime per le tematiche efferate. Raccontano di omicidi e misfatti, spesso dal punto di vista della vittima o del colpevole ed, in alcuni casi, si avvalgono dell’elemento soprannaturale per caricare di maggior tragicità la narrazione. Oggi le murder ballads vantano diversi recuperi e riarrangiamenti moderni - ed è inevitabile citare, in tal senso, l’album Murder Ballads  di Nick Cave and the Bad Seeds, dove ritroviamo anche Where the Wild Roses Grow, l’ultima storia di Kriek – nonché un lontano parente oltreoceano nei corridos messicani e soprattutto nei più sanguinari narcocorridos. Come largamente illustrato nella postfazione del volume, Erik Kriek riprende alcune di queste ballads e le rielabora in cinque brevi storie, senza, però, stravolgere gli impianti originali e mantenendo altissimo il tono drammatico. Tutte le storie sono realizzate in bicromia: bianco, nero ed un solo altro colore, dalla bassa saturazione, opaco e spento che conferisce alle vignetta la giusta cupezza e quel quid claustrofobico che si sposa benissimo con la violenza e le ossessioni che vengono narrate. Un esempio lampante è proprio la prima storia, Pretty Polly and the ship’s carpenter, ambientata in mare e colorata con verde debolissimo, salmastro per descrivere la furia di una tempesta, un cielo impietoso ed una vicenda che, per certi versi, richiama alla memoria altre due celebri traversate, quella conradiana de Il negro del Narciso e quella ancor più mistica de La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge.

 

 

 

 
 
 
 

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