Quasi-Super #01

Quasi-Super #01

L’Eisenhardt Institute è una clinica per ragazzi particolari, con sindromi neurologiche e psichiatriche rare, anche se il dottor George Toth preferisce parlare di “malattie che colpiscono in percentuali infinitesimali la popolazione”. Charles è appena arrivato, ha ancora indosso il suo mantello rosso. I medici stanno cercando di convincerlo che ciò che sa, ovvero che il preside della sua scuola in realtà è un uomo corrotto che lavora per la malavita, non è vero. Che sono sue fantasie. Eppure quella scritta che ora scorge nella stanzina candida della clinica “Unit S” non lo è affatto. Per Charles è chiaro come il sole che quella S sta in realtà per Supereroi. Oltre a lui infatti sono rinchiusi “nella prigione” anche Logan, il ragazzo che non prova dolore; Kurt, la cui pelle ha una strana colorazione blu, Pietro con la sua velocità fuori dal comune e Jean, che è capace di individuare i cloni delle persone (è in clinica perché sa che sua madre è stata sostituita con un’altra persona). L’unica cosa da fare per impedire ai cattivi di studiare dei supereroi come loro è fuggire, direzione: Comicon…

Il primo numero del fumetto supereroistico alla rovescia Quasi-Super afferra a piene mani la materia fantastica dei superpoteri ma la riporta in un mondo reale. Per mostrare al lettore il divario fra i pensieri dei ragazzi dell’Unità S e il mondo, gli autori hanno deciso di colorare soltanto le parti in soggettiva, mentre la narrazione esterna procede con un più classico bianco e nero, in cui spiccano solo la pelle di Kurt, che rimane blu in tutte le tavole, e il mantello rosso di Charles. L’ispirazione è chiaramente uno dei più bei fumetti Marvel di sempre, X-Men (creato da Stan Lee e Jack Kirby ma qui citato nella versione di Len Wein e Dave Cockrum). I nomi dei ragazzi infatti riprendono quelli dei protagonisti della serie supereroistica statunitense, e perfino l’Eisenhardt Institute omaggia il vero nome di una delle figure portanti degli X-Men: Max Eisenhardt, l’ambiguo Magneto. Il target ideale sono i ragazzi, anche giovanissimi. I dialoghi sono edulcorati e politicamente corretti, così perfino Pietro, affetto da un’imbarazzante sindrome di Tourette, è caratterizzato da continue imprecazioni divertenti e infantili (“moccoloso ciuccia pomelli!”, “incrostazione di pus!”) invece che dalle drammatiche conseguenze che nella realtà vive chi ne ha i sintomi. Il protagonista del fumetto è Charles, che subisce le visioni causate dalla sua “Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie” e che arriva a credere che l’appena incontrata assistente del dottor Toth sia la sua nemesi (che però arriva molto prima rispetto al concetto di nemesi come è inteso nei fumetti, ovvero l’arcinemico che torna sempre a insidiare l’eroe). La sceneggiatura riprende le tematiche proprie del fumetto supereroistico e del viaggio dell’eroe, ma le piega alle esigenze di una serie che si prospetta non troppo lunga (data la velocità con cui sono descritte le interazioni fra personaggi e l’uscita del secondo albo quasi un anno dopo il primo, nell’ottobre del 2016) e solo in superficie drammatica (se si prende in considerazione l’elemento della malattia psichiatrica dei protagonisti). Le parti a colori sono molto belle, rendono il fumetto decisamente più vivo e danno più forza alle immagini, che in bianco e nero sono molto pulite, con sfondi bianchi e poche linee di movimento.



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