Quello che voleva essere

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Si è da poco trasferita con la famiglia in una zona di campagna del Galles e di certo la natura che la circonda le offre molti spunti per i suoi studi. Infatti, Helen è appassionata di uccelli e di birdwatching e cerca sempre informazioni sulle diverse specie di volatili. Tiene un diario dove annota tutto quello che vede -gli uccelli che migrano, come sono costruiti i nidi- e ciò che ascolta dagli abitanti del luogo. Un giorno, l’uomo che porta le uova alla madre, conoscendo la sua passione, le parla di un certo Emrys, un uccello molto particolare che si è suicidato... questo triste episodio è avvenuto nella fattoria di Cuddig, poco distante da lì, e l’uomo delle uova dice che è stato un evento non privo di conseguenze perché la morte di Emrys ha portato scompiglio agli animali della fattoria. Helen non capisce come un uccello possa suicidarsi o lasciarsi morire (si tratta di un rapace? Un nidificatore occasionale?) e trovando questa storia molto curiosa e a dir poco assurda, decide di indagare. Così, qualche giorno dopo, si reca alla Cuddig Farm e incontra due pastori tedeschi abbandonati compagni di vita di Emrys e che le danno alcuni sommari indizi per capire qualcosa di più di questa storia: Helen, infatti, comprende ben presto che Emrys non era un uccello raro, ma un uomo le cui scelte di vita erano particolari, non sempre comprese dalla comunità. Alla ricerca di maggiori informazioni, Helen tenterà di trovare oggetti, persone e luoghi cari ad Emrys...

Una storia intima quella narrata da Carol Swain, definita da “Time Out”la Raymond Carver del fumetto britannico. In effetti poco succede, l’ambientazione è quotidiana, perfino banale: case di campagna, alcuni anziani di poche parole, le cene a base di fegato o uova, una città poco lontano dove si svolge il mercato di bestiame, uccelli, pecore, cani. La protagonista è una bambina timida che si appassiona a quanto sente dire da un concittadino: un uccello particolare, Emrys, si è suicidato. Lei, che studia gli animali, sa che è una cosa impossibile e decide di indagare. Non voglio svelare di più, ma sappiate che i colleghi di indagine di Helen sono due pastori tedeschi e un montone. Che parlano. E dicono, a volte, cose sagge, giudicano gli uomini come essere tristi che mentono a se stessi e che sprecano i propri defunti chiudendoli in bare piuttosto che farne buon concime per la terra. Ma gli animali possono anche mentire, quindi bisogna prestare attenzione a ciò che dicono. I dialoghi sono ridotti all’osso e anche le espressioni dei protagonisti sono limitate. Non ci sono grandi sorrisi né lacrime, è tutto su uno stesso tono di grigio, come i disegni. C’è in compenso, molto pensiero. E anche se può sembrare strano, questa unione che percepiamo, appena abbozzata come il tratto della Swain, fra una bambina e un uomo di campagna, fa pensare pure noi. Sfogliando alcune tavole sul volo degli uccelli, e nulla più, intuendo come Helen rifletti e si rilassi osservando la natura, anche noi ci sentiamo immediatamente partecipi alle sue considerazioni, e ci uniamo a lei, a Emrys, ai pastori tedeschi, a Tup e, forse, ci sentiamo meno soli.



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