Residenza Arcadia

Residenza Arcadia

Una coppietta di anziani sta rientrando in casa, lui è visibilmente scocciato, anzi è esasperato. Non ne può più dei vernissage a cui sua moglie lo trascina ogni volta. Non gliene frega niente! Anzi. Anche della moglie non gliene frega più niente. Sbatte la porta. La moglie risponde. A fucilate. Ed alla Residenza Arcadia si libera un appartamento. Poco tempo dopo la signora Mirta ‒ guai a chiamarla Marta! ‒ sta pregando il suo uccellino in gabbia di cantare. L’uccellino è da parecchio che non canta. Stupido animale, lo chiama lei. Tanto vale fare tap tap sul cellulare, ma le cose vanno ancora peggio. Il signor Emilio ha postato un’altra foto su quel social. Si vedono le nuove petunie del palazzo, ma purtroppo anche un pezzetto di ruota della bicicletta della signora Mirta. Deve informare subito quell’incompetente del portiere! Non è tollerabile! Ora i ladri verranno a rubare la bici! E non basta pensare che sulla foto non ci sia l’indirizzo. I ladri verranno comunque. Ma al signor Emilio non importa molto della signora Mirta. Al signor Emilio piace solo parlare e postare foto in continuazione. È in arrivo anche suo nipote Ettore, un darkettone che a breve dovrà partire per il servizio militare. Sua zia Dirce è molto contenta. Ettore no. Ma fossero questi i problemi. La signora Mirta fa una visita strategica in casa del vecchio Dimitri. Lui le sa le cose, lui può risolvere il problema dei problemi. Hanno assegnato l’appartamento dei Falini alla gente sbagliata e quell’incapace del portiere lo sapeva. Il facente funzioni, ma di cosa? Lui lo sapeva! E non ha fatto nulla! Ed ora la Residenza Arcadia perderà il suo prestigio…

Già dal titolo, Daniel Cuello ci immerge in un racconto corale, nel quale si alternano e si mescolano le vite di un condominio composto soprattutto da anziani, ognuno con le sue fissazioni, i suoi ricordi e le piccole grandi faccende quotidiane. Cuello non ci dà coordinate specifiche. L’unica cosa che sappiamo è che fuori della Residenza Arcadia governa uno stato duro e totalitario e vigono delle regole precise ed ormai radicate nelle vite dei protagonisti. Con dei personaggi anziani, inclini ad ingenuità, acciacchi, fisime ed ad un linguaggio tutt’altro che pacato, sarebbe stato facile indulgere negli aspetti più comici e creare un divertissement, una moderna “Villa Arzilla” abitata da vecchietti alle prese con cellulari, fantomatici vicini e demenze senili. Residenza Arcadia è, invece, una bella scatola colorata, ma dagli interni foderati di nero! Cuello crea una atmosfera apparentemente leggera che ne cela una seconda più grigia e drammatica. Durante la lettura si crea una parabola esplosiva, soprattutto attorno al personaggio di Ester che incarna, alla fine, il telaio su cui si reggono tutti i fili chiari e scuri della Residenza Arcadia. Questa ambivalenza crescente è un po’ l’inatteso che Residenza Arcadia nasconde, un graduale innesto drammatico che fa da contrappeso alla comicità iniziale e che aumenta considerevolmente il ritmo della lettura. Il tratto, infine, molto plastico e caricaturale si accompagna ad una narrazione fatta di sequenze brevi, silenzi, espressioni e pause nei quali aggrega più di un significato.

LEGGI L’INTERVISTA A DANIEL CUELLO



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