Rocketeer – Le origini

Rocketeer – Le origini

Nella Los Angeles di fine anni ‘30 il giovane e irrequieto pilota Cliff Secord sbarca il lunario con alcuni spettacoli acrobatici, quando non è impegnato a corteggiare Betty, mozzafiato aspirante starlet. Tutto cambia quando dei misteriosi uomini vengono arrestati all’interno del suo hangar, dopo un rocambolesco inseguimento. Nella concitazione del momento, la polizia non si accorge che un pacco viene abbandonato all’interno dell’aeroplano di Cliff; si tratta del potente jet-pack Cirrus X-3. Cliff, allettato alle incredibili capacità dell’equipaggiamento di volo, decide di tenerlo nascosto alle autorità, rendendolo - con l’aiuto del meccanico e amico Peev – il pezzo forte delle proprie esibizioni. Ma il Cirrus è conteso da agenzie governative americane e spie naziste, coinvolte in un intrigo internazionale in cui Peev e Cliff – ribattezzato Rocketeer dai giornali – si ritrovano dentro fino al collo. Nonostante gli eventi legati all’incedibile propulsore portino Cliff a compiere veri e propri atti eroici, Betty, per nulla felice dei rischi a cui si espone il suo spasimante e alla costante ricerca della realizzazione della propria carriera, decide di fuggire a New York col viscido fotografo Marco. Sarà proprio nella disperata ricerca di Betty che Cliff incontrerà l’enigmatico Jonas, che costringerà Rocketeer ad affrontare i fantasmi del passato…

Leggendo le storie del compianto Dave Stevens ci si rende conto di quanta importanza l’autore californiano, già collaboratore dello studio di Hanna & Barbera, abbia dato al recupero dell’iconografia pop della golden age Hollywoodiana, in un periodo di profondi cambiamenti stilistici e culturali. Edito per la prima volta nel 1982, Rocketeer è la celebrazione dell’America scomparsa delle riviste pulp, dei Clark Gable e degli Errol Flynn, delle pin-up stile Betty Page, degli eroi spesso intesi come “adorabili canaglie”. Il grande successo commerciale della serie portò Dave Stevens a collaborare con Steven Spielberg e George Lucas per lo sviluppo degli storyboard di Indiana Jones e il tempio maledetto del 1984. Proprio come Han Solo e Indiana Jones, Cliff Secord non è infatti un eroe nel suo significato più classico, ma una macchietta in cerca di fortune, dotato però di una statura morale che finisce per stupire tutti, sé stesso in primis. Nella seriosità e nella ricerca della drammaticità dei prodotti d’intrattenimento di genere dei nostri tempi, Rocketeer appare quasi come un reperto archeologico per il quale non è immediato stimare un’epoca di origine. Al di là di temi e contesti, il lavoro di Dave Stevens è un’eccezionale testimonianza di quella creatività positivista e, forse, appena un po’ didascalica che ha caratterizzato gli Anni ‘80. Avventure con la A maiuscola quelle di Cliff Secord; quindi, tanto vale lasciarsi trasportare dal razzo di Rocketeer, che a essere dark è già spesso la vita di tutti i giorni.



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