Rovine

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Quando George e Samantha hanno deciso di sfruttare un anno sabbatico di lei e il licenziamento di lui per trasferirsi a Oaxaca, non avevano ancora completamente realizzato di essere una coppia in crisi. Il Messico dovrebbe servire a lei per scrivere un libro, ma in realtà diventa il pretesto per ripercorrere le tappe di un altro viaggio nel Paese fatto quando era una ragazza in cerca di sostanze psicotrope e rivelazioni ed aveva trovato il grande amore. E serve a lui per riscoprire l’artista che aveva ormai da anni seppellito sotto i vestiti noiosi e gli occhiali da entomologo. Servirà ad entrambi per consolidarsi come coppia e, nelle speranze di Samantha, fare un figlio… Quello che entrambi trovano è un mondo a strati, che si svela solo a chi ha la capacità di sopportare il peso della scoperta: per occhi poco propensi ad indagare conflitti e contraddizioni anche violente, ecco il colorito mercato locale dove si inscenano trattative colorite, i bar con novanta tipi di Mezcal, gli artisti di strada. Ma anche simboli, scritte sui muri, scarafaggi in terra, cani affamati, piccoli segnali della violenza che esploderà dietro l’angolo: lo sciopero annuale dei docenti si sta gradualmente trasformando in un bagno di sangue a causa della violenta repressione governativa. Ciascuno dei due coniugi compirà il proprio viaggio di presa di coscienza separatamente dall’altro, ciascuno avrà la sua guida: un ex fotoreporter sulla via dell’autodistruzione per George, un pittore per Samantha…

Peter Kuper avrebbe potuto facilmente intitolare questo libro Viaggi invece che Rovine, perché tutti i singoli protagonisti viaggiano con noi attraverso le pagine e ci guidano in un viaggio attraverso le proprie vite. Il viaggio di George e Samantha ha come contrappunto il viaggio dalla Pennsylvania a Oaxaca di una farfalla monarca che compie lo spossante tragitto muovendosi su tavole che l’autore disegna usando solo sfumature di grigi: campi incolti, scenari post-industriali, città devastate dall’uragano, solo per riuscire ad accoppiarsi e deporre le uova che schiusesi daranno vita ad altre farfalle che voleranno verso nord per lo stesso scopo. Viaggiano o hanno viaggiato, dunque tutti i protagonisti: il libraio George lo ha fatto per amore, il fotoreporter Alejandro per lavoro, la coppia per sfuggire all’ineluttabile, la farfalla per compiere il proprio destino, ma tutti, in qualche modo affrontano il viaggio sapendo di non poter sfuggire alle “rovine”, alle macerie e ai detriti che si sono accumulati nelle loro vite a causa di scelte precedenti ed è con più o meno riluttanza e consapevolezza che ciascuno dei protagonisti di queste tavole nitide ma mai crude come Kuper sa essere, bagnate di una luce dorata che però non illumina mai il passato, disegnate in colori soffusi ma caldi, che si fondono uno nell’altro e non disturbano ma accarezzano l’occhio, si accingono a costruire sulle macerie del passato, esattamente come i conquistadores fecero con le rovine azteche.


LEGGI L’INTERVISTA A PETER KUPER



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