Shenzhen

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L’azienda per la quale lavora il disegnatore canadese Guy Delisle continua a fargli girare il mondo, essendo Guy uno dei migliori professionisti di animazione grafica in grado di affinare le tecniche di operatori ancora inesperti ma che costituiscono un enorme riserva di manodopera low-cost. Stavolta viene rimbalzato nel caos grigio e rumoroso di Shenzen, una delle più grandi maquilas del pianeta, uno dei simboli planetari della globalizzazione economica. Si tratta di una città sub-provinciale della Repubblica Popolare Cinese nella Cina continentale meridionale, confinante con Hong Kong. Grazie alla creazione di nuove opportunità economiche, la sua popolazione è cresciuta in maniera esponenziale a partire dai primi anni Ottanta: è l'area urbana che ha registrato la crescita più veloce al mondo nella seconda metà del XX secolo. E’ nata e si è sviluppata, infatti, per mere ragioni politiche, diventando una di quelle che vengono definite Zone Economiche Speciali - con una legislazione economica differente dalla quella della nazione di appartenenza - atte ad attirare massicci investimenti stranieri. Una vera “manna” per le imprese e le multinazionali straniere che possono sfruttare il bassissimo costo della manodopera locale. Come del resto fa anche l’azienda di animazione grafica per cui lavora Delisle, che pur sacrificando un po’ di qualità ha l’obiettivo della minimizzazione dei costi e appalta anche grossi lavori alle fabbriche del Sud mondiale. Fra gag involontarie, frustrazioni professionali, incomprensioni e problemi di lingua, crisi di solitudine, Delisle è costretto, ancora una volta, a confrontarsi con un paesaggio umano impervio, con una schiera di personaggi che appaiono distanti e distaccati in quanto a maniere, modi di fare, modi di apparire; ermetici, silenziosi, fin troppo controllati, quasi ingabbiati nella loro compostezza e formalità, ma che conservano un’ammirevole dignità...
Guy Delisle sfrutta il suo lavoro per raccontarci le grandi periferie del mondo. Ritrae se stesso, il mondo che lo circonda e l’interazione che produce esperienze e storie in fumetti intrisi di acuta ironia che vanno a costituire, per il pubblico, un resoconto documentaristico vitale e del tutto originale. Anche in questa graphic novel come in Pyongyang (dedicato alla descrizione del sistema sociale e politico nordcoreano), il fumettista tenta di farci conoscere, attraverso il chiaroscuro dei suoi fumetti, angoli del mondo che ci appaiono remoti e alieni, ma che vale la pena esaminare e visitare anche per capire cosa ci succede attorno, quali sono i meccanismi dell’economia e della produzione globale che condizionano anche le nostre vite. Il disegnatore canadese, insomma, ci fa sentire un pò più dentro il mondo, guidandoci in un viaggio che non risulta nemmeno troppo stancante grazie alla vena ironica che irrora il suo racconto, a differenza di tanti altri saggi che trattano gli stessi argomenti. Il talento che Delisle esprime con la matita, oltre alla tecnica grafica, sta nel trovare nei confronti di ciò che ci vuole raccontare la combinazione giusta fra distacco e partecipazione: il distacco serve per trasmettere un’analisi critica e lucida di ciò che osserva, la partecipazione - attraverso un rapporto affettuoso e sincero con le persone e le situazioni che incontra nei suoi viaggi - serve a rendere complice il lettore della sua esperienza in modo da non percepirlo come appartenente ad una elite distaccata di scrittore ed intellettuali. Protagoniste dei suoi racconti non sono le sue vicende personali, bensì i contesti socioculturali nei quali si svolgono: Delisle ha la capacità e l'umiltà necessarie per ritrarsi come una persona comune o un turista attento, che cerca di decifrare tutte le “stranezze” e le particolarità di un mondo che conosce per la prima volta, creando quindi un solido legame di complicità col lettore.

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