Skandalon

Skandalon
Sesso, droga e rock 'n' roll: Tazanne è uno stereotipo che cammina. Anzi, che canta. Perché lui riempie stadi e vende dischi, chitarra alla mano e demoni in testa. Osannato dai fan e sbeffeggiato dai critici, segue gli istinti di un animo votato a Dioniso, tingendo di rosso -- vino, sangue, rabbia -- una vita e un palco che in fondo detesta. Il ragazzino musicista se l'è mangiato il successo: ora è un uomo deluso e pericoloso che sostituisce l'autodistruzione all'ascesa, l'odio alla riconoscenza, la verità (scomoda) all'ipocrisia della forma. Per fuggire non restano che l'autoespulsione dal sistema o la morte per mano di chi ammazza i mostri che ha contribuito a generare...
Nota per Il blu è un colore caldo (che ha ispirato il film La vita di Adele), Julie Maroh torna con una riflessione sui contrasti tra natura e cultura, mettendo in vignette lo scontro tra le aspirazioni personali e le aspettative della collettività verso i suoi idoli e modelli. Infatti, quando si accorge che l'interlocutore principale della sua arte non è più il pubblico ma un'industria musicale che inganna autori e masse, Tazanne tenta di distruggere l'oggetto del piacere dei suoi carnefici prendendo il loro posto. La vanità e l'egoismo prima lo destabilizzano e poi lo allontanano dalla società, fino al sopraggiungere di un'indifferenza che suona come una resa ma è il prologo di un sacrificio, unica soluzione per riabilitare il folle colpevole di aver stracciato il contratto sociale in diretta tv. Nonostante l'atteggiamento di Tazanne tiri ceffoni dalle mani di qualsiasi lettore, è anche lo snodo tematico necessario per capire il senso dell'opera: la presunta divinità (mediatica) genera capriccio (sociale); il personaggio-persona non è più un musicista, ma l'immagine letteraria attualizzata di un dio greco, che brandendo alcol, droghe e ogni forma di dissoluzione morale, dà scandalo cercando una dimensione al di fuori del mondo terreno, da cui però non c'è scampo. Sebbene il sottotesto sia razionale e tagliente, Maroh si conferma l'autrice intensa e sintetica de Il blu, soprattutto nelle pagine in cui il Tazanne non-uomo ritrova Cédric, il ragazzo che era, attraverso la paura della morte. Un disegno pastoso e pittorico, un uso ragionato del colore e un'atmosfera espressionista dominano la componente grafica e impongono ritmo e spessore a una narrazione piuttosto asciutta. Toccante e complesso, Skandalon a una prima lettura sembra però eccessivamente lineare. Una proprietà delle cose belle? Forse, ma rimane il dubbio che ci sia troppo non detto, come succede nello star system. O sull'Olimpo.

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