Snapshots

Snapshots
Questa sera, all'apertura del Three Deuces Club, quel bastardo di The Bird si è presentato in ritardo, tutto sorridente e col suo finto accento britannico, consapevole di non aver mai provato i pezzi in scaletta. Io, Miles The Cat, ero preoccupato, perché ricordavo quel precedente nel '48 all'Argyle Show Bar quando The Bird era arrivato fatto di cocaina e ubriaco. Ma stasera è stato grande, ha  impressionato tutti con le sue brevi e forti emissioni di fiato, senza perdere mai una nota, e senza mai andare fuori tono. Così è la vita di Charlie, uno spartito di eccessi, armonico e sofferto. Non mi piace come persona, ma è un genio. So già che quando morirà, probabilmente a causa della sua dannata ingordigia, lascerà un ferita di speranza... Mi chiamo Cornelius Ash e sono il barista del The Ace, ad Harlem. Sento tutto, ma tengo sempre la bocca chiusa. Il mio bar è crocevia di mafiosi e gangster. William Henry Johnson è un amico, il mio amico. È un artista. I suoi ritratti rappresentano una Harlem vitale, dove la lingua non è straniera; non è italiano o Yiddish, ma la musica dei jazzisti neri, la graffiante voce di Bessie Smith. Una Harlem che sa risollevarsi dalle lotte intestine tra malavitosi, come me...Io invece mi chiamo Ester Mahlenberg, e vivo a Berlino. Nel 1932 amavo lo swing. Ma poi mi sono scavata la fossa; era forse troppo comodo lasciar andar via il sentimento e chiudere la porta... E infine ci sono io, Philip Paquet. Sono un po' tutto quello che ci hanno appena raccontato i miei personaggi. Ah, ovviamente c'è anche Duke Ellington, ma per parlare di lui è forse meglio ascoltare “Mood Indigo”...
Il tratto lieve e caldo dei disegni di Paquet è lo specchio su carta del Jazz. E non solo perché Snapshots è una mini antologia illustrata su Miles Davis, Charlie Parker, Duke Ellington, Charlie Mingus, Max Roach, Theolonius Monk, Clark Terry, Barney Bigard, Fletcher Henderson e Louis Armstrong, ma anche perché l'essenza stessa della musica Jazz vive nei colori e nei personaggi di questi cinque racconti. Quando ascolti “All the Thing You Are” di Charlie Parker, ad esempio, e ti abbandoni al suono pulito e rassicurante di una perfetta improvvisazione di accordi, provi una serenità a portata di dolore. Ti potrebbe venire in mente la tragica morte di The Bird, le tinte grigio scure del suo carattere. Forse è proprio questo a rendere fascinose le storie di Paquet, l'appropriazione di una perfezione che riconosci mediata da contraddizioni. Sei convinto che ci sia qualcosa di angelico nel fiato e nelle mani dei jazzisti; ma pensi ad angeli caduti, condannati ad una vita difficile, pur mantenendo il dono innato della perfezione, del ciclo ininterrotto delle note. Una piccola storia del Jazz lacerante e confortante. Un po' come spararsi in vena una specie di blu, un amore supremo.

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