Storie del Barrio

Il giovane Gabi Beltrán sta disegnando in casa, il suo amico Benjamin sta arrivando in bicicletta. Quando arriva lo chiama ad alta voce. Non usa il citofono, gli basta urlare. Gli propone un giro alla sala da biliardo. È l'estate del 1980, a Palma di Maiorca. La voce fuori campo del Beltrán adulto la rievoca come l'estate in cui cominciarono “a vivere più velocemente rispetto agli altri ragazzi della nostra età”. Soprattutto per Benjamín. Lo vediamo sicuro in bicicletta, ma Beltrán vola col pensiero a cinque anni nel futuro, quando lo troveranno morto per overdose nei bagni di un parcheggio. Benjamín è abbastanza sveglio e se loro, appena ragazzini, non hanno molti soldi in tasca, Benjamín sa come procurarsene un po’. È sufficiente andare giù al porto ed approcciare qualche giovane marinaio in licenza appena sbarcato e proporgli un giro in cerca di señoritas nei locali giusti. Qualche mancia in dollari dagli americani ed una piccola percentuale dalle prostitute per aver portato qualche cliente in più. Bisogna solo scegliere bene dove andare, perché “la maggior parte delle madri dei miei amici erano o erano state prostitute”, quindi non tutti i locali sono praticabili. Quello del signor Paco, invece, è un ricordo meno turbolento, ma altrettanto forte. Il signor Paco è un dirimpettaio di Gabi, lo chiama sempre Gabrielo quando gli serve qualcosa. Gabi gli sbriga qualche commissione, per lo più comprare qualche bottiglia di vino. Il signor Paco parla strano, distorce le parole: biliardero, attimero, ragazzero. Poi un giorno il signor Paco non chiama più, il balcone da dove chiamava sempre Gabi rimane vuoto...

Storie del Barrio è un fumetto autobiografico che ripercorre la gioventù di Gabi Beltrán in una Palma de Maiorca fatta di vicoli, strade e quartieri popolari e composita di una miscellanea di personaggi che lo sceneggiatore rievoca con una vividezza incredibile, ricamando uno stralcio di vita fatto a sua volta di episodi, ricordi e ritratti che spiccano fortemente durante la lettura, senza togliersi spazio a vicenda per amalgamarsi in un sentido generale nostalgico e amaro. Beltrán sin dalle prime battute accentua questo concetto e crea immediatamente una tagliente contrapposizione tra i suoi personaggi giovani ed il loro destino. L’incipit è scuro, l’amico Benjamin che scorrazza sulla bici morirà per overdose e Beltrán non ce ne fa alcun mistero. Questo dà il taglio a tutta la lettura successiva e fa sì che ogni personaggio abbia il suo momento, il suo stare alla ribalta e poi il suo scomparire nel tempo, mentre la vita del giovane Gabi va avanti. I disegni fanno quasi da contraltare a questo narrare sempre in bilico. Alla malinconia tesa di Beltrán, Bartolomé Seguí risponde infatti con un tratto pastoso, più allegro e morbido, che però non teme le scene più dure o più sensuali o quelle fatte di silenzi quando Beltrán da protagonista ridiventa narratore adulto e consapevole di ciò che avviene al suo ignaro avatar adolescente. Di Storie del Barrio, oltre ad un sorriso amaro ma soddisfatto, vi rimarrà il gusto di certi romanzi in cui tanta umanità riesce ad essere concentrata e rappresentata in un piccolo spazio, un piccolo mondo che ne racconta uno più grande, propedeutico a ciò che verrà dopo, verso una maturità più consapevole nata da un’adolescenza meno innocente delle nostre.



 

 

 

 
 
 
 

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