The Surrogates

The Surrogates
Anno 2054. I cosiddetti Surrogati, sofisticatissimi robot dalle sembianze del tutto simili a quelle umane, sono ormai utilizzati quotidianamente dal 92% della popolazione adulta. Grazie a questi replicanti gli esseri umani interagiscono fra di loro senza mai lasciare la propria abitazione, in certi casi addirittura la propria stanza. I benefici di questa nuova moda sono molteplici: si può far sesso con chiunque senza il rischio di contrarre malattie, si può fumare in maniera appagante evitando i dannosi effetti della nicotina, oppure fare un mestiere pericoloso – come quello del poliziotto - senza il rischio di lasciarci le penne. Una vita parecchio migliore di quella reale in cui una ragazza non bellissima esteticamente può tranquillamente scegliersi un avatar con le sembianze di una modella (o anche di un modello), oppure un nero può decidere di apparire biondo e con gli occhi azzurri per non essere discriminato. Ma questa forma di (apparente) felicità viene messa a repentaglio da un misterioso terrorista che, nelle notti di temporale, va a caccia di surrogati 'friggendoli' con una potentissima scarica elettrica con l'intento di riportare le persone a vivere la propria vita in maniera non artificiale. Il detective Harvey Greer e il suo collega Pete Ford (e i loro surrogati) si mettono sulle tracce del terrorista per individuarlo e fermarlo al più presto, prima che riesca a destabilizzare una società ormai non troppo abituata alle azioni criminali...
Pubblicato negli usa dall'editore indipendente Top shelf tra il 2005 e il 2006 come una miniserie in cinque parti, The Surrogates è giunto in Italia in un volume unico solo con qualche mese di anticipo rispetto all'adattamento cinematografico - intitolato "Il mondo dei replicanti" e interpretato da Bruce Willis. Il lavoro di Robert Venditti (testi) e Brett Weldele (disegni) può essere tranquillamente considerato come uno dei più riusciti e originali fumetti di science-fiction degli ultimi anni, sia per la intelligente trama ideata dall'esordiente Venditti (prima del successo di The Surrogates semplice spedizioniere per la Top shelf) che per il particolare stile dei disegni di Weldele. Benché l'autore abbia ammesso di essersi ispirato più ai telefilm polizieschi che ai romanzi di scienze-fiction, The Surrogates resta un mirabile 'nipotino' di quella fantascienza intelligente portata alla ribalta da autori come Philip K. Dick e resa popolare da alcune pellicole hollywoodiane degli anni settanta ("Il pianeta delle scimmie", "2022 i sopravvissuti") e ottanta ("Blade runner" di Ridley Scott, liberamente tratto dal romanzo di Dick intitolato Ma gli androidi sognano pecore elettriche?) che, pur essendo prodotti mainstream, avevano il coraggio di porsi delle domande riguardo al futuro dell'umanità. Tra questi film quello che risulta più vicino a The Surrogates è sicuramente "Blade runner", sia per la rilevanza della componente hard-boiled presente nella trama sia per la presenza dei replicanti. Ma la novità proposta da Venditti consiste nell'aver concepito i suoi replicanti come una sorta di avatar degli umani stessi, utilizzabili da questi non solo per barcamenarsi nella vita di tutti i giorni senza bisogno di uscire di casa ma anche per crearsi una vita virtuale completamente diversa da quella imposta dal loro sesso, dalla loro razza o dal loro aspetto originario. The Surrogates, oltre a proporre al lettore uno dei possibili scenari dei prossimi anni, diviene al contempo una metafora dei nostri giorni, in cui ogni persona, utilizzando gli avatar componibili dell'ormai obsoleto Second life o nei profili dei vari social network, può già crearsi una realtà virtuale differente dalla sua. Una pratica che in un futuro non troppo remoto, grazie ai progressi della tecnologia, potrebbe portare alla realizzazione di veri e propri surrogati degli esseri umani. Meditate gente, meditate.

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