Tarzan delle scimmie

Tarzan delle scimmie
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1888. Un giovane nobile inglese, John Clayton, Lord di Greystoke, viene incaricato di svolgere una delicata inchiesta in una colonia britannica sulla costa dell'Africa occidentale, nella quale si sospetta una potenza coloniale rivale arruoli milizie indigene. L'uomo è fiero di servire il suo Paese ma teme per la salute della moglie Alice, incinta di tre mesi e secondo lui troppo fragile per affrontare un viaggio del genere. Ma la donna non sente ragioni e decide di seguire il marito: i due si imbarcano sulla “Fuwalda” e fanno rotta per l'Africa. A bordo, un equipaggio di tagliagole di ogni razza è tenuto a bada con la violenza da un capitano che non esita a usare il bastone o la pistola per un nonnulla. Quando per un banale incidente il capitano sta per uccidere un marinaio chiamato Black Michael, John interviene pretendendo clemenza per l'uomo e impedendo al capitano di sparare. Quando qualche tempo dopo a bordo scoppia un sanguinoso ammutinamento, questo gesto magnanimo salva la vita ai coniugi Clayton. Invece di essere uccisi, i due vengono sbarcati in una baia, sul limitare di una lussureggiante foresta mai esplorata dall'uomo...
Quando nel 1937 il 26enne di Chicago Burne Hogarth iniziò a disegnare Tarzan, il personaggio veniva da venticinque anni di romanzi, diciannove di cinema, diciotto di strisce a fumetti: era già un mito, insomma. Una vera sfida, che il disegnatore stravinse con il suo talento scintillante, capace di ibridare suggestioni michelangiolesche, barocche, espressioniste ed orientali in uno stile unico, che gli permise di tenere salde le redini della serie fino al 1950. Nel ventennio successivo Hogarth divenne uno dei maestri riconosciuti dell'illustrazione internazionale, ma quando nel 1972 l'editore Watson-Guptill gli propose di tornare a disegnare il personaggio di Edgar Rice Burroughs in una graphic novel 'definitiva' che raccontasse di nuovo l'infanzia, la giovinezza e l'ascesa di Tarzan delle scimmie, fece fatica a contenere l'entusiasmo. Ed è infatti felicità pura quella che traspare dalle tavole del volume: tra splash-page stupefacenti, scene di lotta che sembrano prese di peso dal blocco degli schizzi di uno dei titani della pittura classica e colori violentissimi, la storia dolente e appassionante del trovatello allevato dalle scimmie che diventa il leader e difensore delle creature della giungla africana ritrova nuova potenza e diventa un archetipo narrativo ed estetico. Il volume è un vero cult generazionale, che ha lasciato il segno su decine di migliaia di “ragazzi degli anni '70” che non mancano – me compreso – di citarlo nelle loro letture-cardine. Peccato per il bizzarro e ingombrante lettering che sembra realizzato con i trasferelli e fatalmente stona con la morbida plasticità delle tavole di Hogarth. Ma comunque un must assoluto.

 

 

 

 
 
 
 
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