Tekkon Kinkreet – All in one

Tekkon Kinkreet – All in one
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Kuro e Shiro abitano soli nell’immenso quartiere Takara, in cui convivono medio borghesi, poveri cristi e Yakuza giapponese. Vivono di espedienti, sono soli e se la sanno cavare. Una vecchia automobile senza il motore è la loro casa, il piccolo ristorante là vicino la loro mensa:gli anziani gestori sono affezionati ai due piccoli orfani, anche se spesso si mettono nei guai e usano mazze ferrate e bastoni per procurarsi soldi e orologi, la vera passione di Shiro, che li tiene tutti nelle braccia come piccoli trofei di caccia. Polizia locale e Yakuza si contendono il quartiere fino a quando arriva il Serpente, un ricco imprenditore che ha l’idea di trasformarlo costruendo un enorme luna park, del tutto simile a quelli che ha già costruito in altri quartieri. Lo chiama “Il castello dei bambini”, ma non è altro che una macchina mangiasoldi costruita con proventi illegali, per questo, come in altri quartieri, si affida alla Yakuza per eliminare gli ostacoli alla costruzione del suo impero. Shiro, e soprattutto Kuro, sono parte di questo problema: quei due gatti randagi pensano che il quartiere sia loro e non esitano a pestare gli scagnozzi della mafia locale per far arrivare il messaggio al Serpente, che invia i suoi tre guerrieri Drago, Farfalla e Tigre per eliminare i due bambini. Il gatto bianco e il gatto nero si trovano così costretti a lottare per sopravvivere, da quel momento in poi infatti non sono gli unici a saper volare fra i grattacieli, gli autobus e le macchine che sfrecciano in città…

Tekkon Kinkreet è considerato il capolavoro del maestro mangaka Taiyō Matsumoto. Scritto fra il 1993 e il 1994, ha vinto il prestigioso Eisner Award come miglior pubblicazione internazionale nel 2008 e oggi J-Pop, la divisione manga di Edizioni BD, lo ripropone in un omnibus cartonato di 624 pagine. Fin dalle prime pagine è evidente che Kuro e Shiro fanno parte della schiera di personaggi immaginari dotati di un'anima, quel tipo di personaggio che una volta fatto il suo ingresso nel cuore del lettore è destinato a restarci per sempre. Shiro, il più piccolo dei due, conquista con il suo mondo interiore al limite dell’autismo, con le sue canzoni infantili e poetiche, con le sue domande stupide che spesso nascondono lampanti verità. Kuro è invece il gatto nero della coppia, il suo cuore indurito dalla vita randagia e dalle poche occasioni che la vita gli ha offerto non gli impedisce di conservare una scala di valori sincera, che però riesce a preservare solo con la violenza, perché è l’unico linguaggio che ha conosciuto fin da quando è nato. Accanto a loro vivono i personaggi più disparati, per etica e morale, come il vecchio vagabondo Jiccha, che fa le veci di un nonno cantastorie, i poliziotti di quartiere, il Ratto e gli altri membri della Yakuza locale, che nonostante vadano contro i loro affari amano i due piccoli orfani e hanno con loro un patto non scritto di non belligeranza. Fino a quando non arriva il progresso spinto fatto di luci al neon e giocattoli del Serpente, che nel libro veste il ruolo del male assoluto e non esita a decretare la condanna a morte di due bambini pur di ottenere ciò che vuole: soldi e potere. Il suo animo inumano si esprime con il linguaggio utilizzato da lui e dai suoi tre scagnozzi, caratterizzato da simboli alieni e incomprensibili. È la suggestione del fantasy che permette all’autore di creare una storia evocativa, originale e indimenticabile. Fra richiami al Giappone tradizionale e magico e al Minotauro, tavole traboccanti di dettagli ambientali che si focalizzano sulle periferie urbane in cui l’indigenza convive con le insegne al neon accese a ogni ora del giorno e della notte, dialoghi feroci e lirici, Matsumoto si pone come un narratore che conosce l’arte dello stupore e della meraviglia, attento a ogni più piccolo dettaglio, a ogni sfumatura dell’animo umano. Per questo Tekkon Kinkreet è un manga che dovrebbe essere letto da tutte le tipologie di lettore, non solo dagli amanti del fumetto, ma anche (e soprattutto) da chi pensa che “i fumetti sono letture per bambini”, da chi ama la poesia, da chi disdegna il fantasy e ignora che la verità può avere molte forme, anche quella di due bambini-gatti che volano su una città immaginaria.



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