Ti prego, rispondi

Ti prego, rispondi

Red ed Olive si svegliano. È un risveglio lento. Un lento saluto. Lei sta per partire per una ricerca presso l’archivio di una chiesa. Viaggerà in aereo, un biposto, l’unico modo per raggiungere velocemente il sito. Red resterà da solo con il loro cane, il suo blocco dello scrittore e le sue scadenze. Olive prende il volo. È una tratta solitaria e poco battuta: alberi, montagne e neve. Null’altro. Sarà un viaggio breve. Il suo pilota, ad un certo punto, smette di parlare, si accascia sulla cloche di comando, non risponde più. È il tramonto. La sagoma nera dell’aereo velocemente si abbassa, perde quota, si spezza tra gli alberi, scompare dal cielo, fino a schiantarsi al suolo, in un silenzioso fragore...

Dopo Moving Pictures, i coniugi Immonen tornano ad incrociare penna e matita per un fumetto apparentemente semplice nella trama, ma più complesso nel contenuto, che sicuramente propone più chiavi di interpretazione e che potrebbe dividere la risonanza finale tra i lettori. Graficamente parlando Stuart Immonen è ineccepibile, coadiuvato da una colorazione che contrappone i toni caldi per le sequenze di Red ad altri più freddi per quelle di Olive, una scelta che si fa strumento narrativo per sottolineare il distacco che è uno temi principali del tomo. Scavando più a fondo, Ti prego, rispondi sarebbe il racconto di una attesa. Durante la lettura, però, si matura un forte senso di ineluttabilità, si concretizza lentamente un epilogo che non ha più bisogno di essere “atteso” e questo meccanismo anticipa e brucia l’acme drammatico già nelle prime pagine e ciò, va detto, ci porta ad interrogarci sulla vera storia che la Immonen ha voluto raccontare. Partendo dalla figura di Red, essa è di per sé quella di un uomo già alla frontiera, vittima di un pessimismo pregresso ed incontrovertibilmente passivo alla sparizione di Olive. Se da un lato, quindi, lo sconforto di Red non è solo questo, ma è la certezza che la sua Olive non tornerà mai più indietro (e a nulla aiuta seguire la stessa Olive nella sua lotta contro il gelo e la solitudine), dall’altro si ha la sensazione che la Immonen abbia volutamente negato ai suoi personaggi ed al lettore qualsiasi speranza. Viene da supporre una sorta di lettura al contrario, dove non c’è una diade attesa/perdita bensì una perdita/consapevolezza, un processo meno dinamico (anche a livello di ordito), ma ben più doloroso e frustrante, che ribalta lo schema per una lectio difficilior meno sospettabile e che trasporta Ti prego, rispondi su un piano di lettura più ardito e sfaccettato.



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