Tomka

Tomka

26 aprile 1937: la Luftwaffe bombarda la cittadina basca di Guernica, e uccide anche la moglie e il figlio di Esteban Tomka, uno zingaro accampato col suo carro nei pressi della città. L’uomo giura vendetta e si arruola nelle truppe repubblicane, nel Battaglione Rosa Luxemburg, quello riservato agli stranieri (anche se lui è uno spagnolo a tutti gli effetti). Per un rom la disciplina, le divise, le lotte politiche dei gagè sono realtà lontane, quasi incomprensibili, ma la vendetta di Tomka passa necessariamente attraverso la Guerra Civile: gli danno un fucile e la possibilità di puntarlo contro gli assassini della sua famiglia, e tanto basta. La campagna militare va avanti, tra lutti e battaglie: il Rosa Luxemburg viene decimato a Lerida, e i pochi sopravvissuti - tra i quali il soldato gitano - confluiscono nel Quinto reggimento. Durante il sanguinoso assedio di Huesca, Tomka incontra Amalur, una soldatessa basca bella e coraggiosa, con il fuoco negli occhi. Tra i due esplode una passione incontrollabile, e l’amore si mescola al pericolo e alla morte mentre la Guerra Civile va sempre peggio per le forze repubblicane. Ma una tragedia ancora più tremenda della guerra è in agguato per Tomka e la sua amata, proprio quando la salvezza sembra a portata di mano...

La Guerra Civile spagnola ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo europeo e della cultura libertaria: per il suo carico di speranze, per la natura fortemente simbolica delle forze in campo, per l’orrore fratricida che l’ha segnata, e non ultimo per il suo epilogo, una sconfitta che non è stata solo un rovescio militare ma è ben presto diventata un luogo dell’anima, un archetipo. Su questo sfondo spicca l’episodio di Guernica - immortalato peraltro con vivido talento da Pablo Picasso - che ha segnato una svolta storica, l’adozione della tecnica del bombardamento a tappeto di aree urbane popolate da civili. Dal punto di vista militare infatti, la cittadina basca era un obiettivo di scarsa importanza. Il bombardamento, effettuato non a caso in un giorno di mercato, fu perciò una strage compiuta per seminare il terrore nella popolazione. Il Times di due giorni dopo, 28 aprile 1937, scriveva tra l’altro: “Il bombardamento ebbe termine solo alle 19,45, con l’approssimarsi dell’oscurità. L’intera cittadina, con settemila abitanti e oltre tremila profughi, fu ridotta sistematicamente a pezzi. Per un raggio di otto chilometri tutt’intorno, gli incursori adottarono la tecnica di colpire fattorie isolate. Nella notte esse ardevano come candele accese sulle colline”. Il gigante del noir italiano Massimo Carlotto e Giuseppe Palumbo, da più di vent’anni uno dei maestri del fumetto italiano ed europeo (il nome Ramarro vi dice niente?) decidono di raccontare tutto questo attraverso la storia di un uomo ai margini (per definizione, grazie al suo status di nomade fuori da gran parte delle logiche che regolano le nostre vite), un misfit dal volto antico e dallo sguardo tenebroso che rimane suo malgrado coinvolto in una vicenda che non ha nulla da invidiare a una tragedia greca. Denuncia sociale? Affresco politico? “Non abbiamo lavorato a questo progetto con una concezione universalistica della guerra. Perché ognuna è diversa dall’altra e non basta il colore del sangue a renderle uguali. Quella di Spagna fu unica per mille ragioni, ma quella che ci spinge a volerne conservare la memoria è che, per un attimo, le parole delle canzoni e il senso dei sogni ebbero la possibilità di trasformarsi in realtà”, spiega Carlotto nel’introduzione al volume. Per il volto del gitano Tomka Palumbo prende a modello i tratti tormentati del pittore andaluso José Ortega, suo amico di vecchia data, mentre la Guernica del disegnatore è la sua città natale, Matera (set tra l’altro nei primi anni ’70 del film surreal/storico/militante di Fernando Arrabal L’albero di Guernica, con Mariangela Melato e Cosimo Cinieri), con le sue asprezze e i suoi chiaroscuri che il sole intaglia nella roccia. Chiaroscuri raccolti e amplificati da uno stile di disegno scabro, spigoloso, un bianco e nero che sa di carboncino e china ed è perfettamente funzionale alla storia che racconta.



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