Unholy grail

Unholy grail

Durante il cammino verso il capezzale di re Uther Pendragon, Merlino si imbatte in un demone fuggito dall’inferno. La malefica creatura, decisa a insinuarsi nel regno per influenzare la scelta sulla successione, uccide l’uomo e ne prende le sembianze. Controllato dai poteri del falso Merlino, il sovrano morente esprime l’ultima volontà di incoronare il figlio illegittimo Artù, allontanato da Camelot ancora in fasce al fine di celare l’adulterio del genitore. Massacrati con inaudita ferocia i nobili del regno, contrariati dall’esclusione dal lascito di Uther, Merlino riesce nell’intento di ritrovare il piccolo Artù, lasciandosi alle spalle una scia di efferati omicidi. Una volta cresciuto, il giovane sovrano difende il proprio diritto al trono attraverso sanguinose guerre, sotto la constante influenza della malvagia presenza camuffata da consigliere. Anche per la consorte Morgana e il fedele Lancillotto risulterà impossibile rompere il legame tra il re e il demone. Ma il tributo di vittime che Artù lascerà dietro di sé non sarà sufficiente a consolidarne il potere. Antiche e oscure forze, risvegliate dalle migliaia di spade gettate nel lago della Dama di Avalon come pegno, operano infatti al suo fianco, richiedendo un prezzo che porterà alla disfatta del regno e alla caduta degli uomini…

Nella prefazione di Unholy grail, Cullen Bunn, già autore di run su alcune testate mutanti Marvel, racconta di aver avuto l’idea di questa versione distopica delle vicende di re Artù diversi anni fa. Non è un caso, quindi, che questo graphic novel trovi una collocazione editoriale proprio oggi, con un pubblico ancora galvanizzato dalla serie macina-record Il trono di spade. Difatti, la storia raccontata dallo scrittore americano è molto più vicina alla visione del genere fantasy di George R.R. Martin che non al mito. A metà strada tra il marvelliano What if… e la narrazione stile Alan Moore, Unholy grail non brilla certo per originalità. Nonostante le strepitose matite in stile horror di Mirko Colak, anch’egli scuderia Marvel, che si sposano perfettamente con i toni del racconto, quest’opera soffre spesso di segmenti troppo compressi e non sempre di semplice comprensione, affidandosi (forse una volta di troppo) alle conoscenze del lettore del ciclo arturiano. Tuttavia, il tema del male atavico, che spesso si accompagna alla detenzione o alla ricerca del potere, è un espediente narrativo sempre in grado di creare grande presa. In maniera per nulla scontata, Bunn non lascia nessuno spiraglio a concetti quali il bene assoluto o la speranza, spingendo i suoi personaggi verso il baratro, pagina dopo pagina. Del resto, la Storia ci insegna che quando al male è permesso di prendere il sopravvento sulla ragione, nessun atto cavalleresco potrà riportare il destino verso la gloria.



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